Appendice: Il lascito
-No, no, no !!!
L’individuo in
prima fila, elegante e d’imponente aspetto, aveva catalizzato
l’attenzione del pubblico abbandonando la sua sedia e mettendosi a
lanciare improperi verso il palco.
-Queste sono assurdità ! Bugie ! Ma vi rendete conto ?
-Professor
Verin...- la voce, calma ed accattivante, riportò l’attenzione sul
relatore principale della conferenza: -Professore, conosciamo le sue
posizioni ma... se vuole esprimerle, per quale motivo non si è voluto
unire a noi sul palco ?
Verin lanciò un’occhiata di disappunto al suo interlocutore e, platealmente, si girò alla volta
dei
presenti in sala: -Signori, io non voglio essere complice di questa
pagliacciata. Qui, stasera, ci sono persone che vogliono mettere in
dubbio non un fatto, non un singolo avvenimento e neppure un periodo
storico... qui ci sono dei pazzi che vogliono riscrivere l’intera storia
della Terra !
Così dicendo, indicò i tre relatori sul palco,
compostamente seduti sui loro sgabelli e, dopo aver lanciato una specie
di sibilo, gettò sul pavimento il programma della conferenza lasciando
la sala, accompagnato da qualche applauso e da molti fischi.
Rufe
Gror scosse lentamente la testa e si avvicinò di nuovo il microfono:
-Torni quando vuole, professore- la voce si alzò di tono -saremo sempre
disponibili per un contraddittorio motivato dai fatti e non da slogan
oscurantisti !
Molti fra il pubblico si alzarono in piedi ad applaudire, altri sembravano condividere molto meno entusiasmo.
-Comunque...- Rufe tornò a parlare: -Comunque è ora di affrontare l’ultima evidenza.
Le luci della sala si spensero ed un ampio schermo si illuminò dietro i relatori.
Seguito
dalla sala in perfetto silenzio, un breve video spiegò le incredibili
circostanze che avevano permesso la scoperta di quella che, dicevano,
era senza dubbio la prova definitiva, la certezza assoluta.
Poi apparvero le foto.
Molte
erano state le indiscrezioni, ma nessuno aveva ancora avuto modo di
vedere che cosa era l’oggetto di cui si parlava da tempo.
L’oggetto
che era stato consegnato fin dal suo ritrovamento in mano alle massime
autorità scientifiche mondiali, così da permettere un’attenta analisi ed
una sicura certificazione d’autenticità.
L’oggetto che non poteva esistere.
L’oggetto vecchio di milioni e milioni di anni, forse centinaia di milioni.
Ed ora lo stavano guardando tutti.
L’aspetto era ovale, grande più o meno come una testa, ed era... trasparente.
L’avevano trovato durante una perforazione industriale, a chilometri e chilometri nel sottosuolo.
Tutte
le analisi indicavano si trattasse di un pezzo di resina, di strana
composizione ma nulla che non si fosse già visto. Quel che faceva la
differenza era imprigionato all’interno.
Ed ora potevano vederlo.
Quando le luci si riaccesero tutti erano ammutoliti.
-Bene...-
Sul palco, il dottor Friinkhi prese la parola: -La prima cosa che viene
in mente è... E’ uno scherzo ? Un tiro mancino di pessimo gusto ?
Magari per screditare la nostra linea di pensiero ? No, no signori miei.
Quest’oggetto esiste, è un manufatto e risale ad un’era compatibile con
le nostre interpretazioni.
Restò in silenzio per alcuni secondi, ovviamente catalizzando l’attenzione della platea.
-E’
la pistola fumante, la prova inattesa e definitiva. Le nostre
convinzioni vengono da lontano, dal ritrovamento dei primi fossili di
esseri morfologicamente adatti all’intelligenza. Insieme a questi, nel
corso dei decenni, si sono rinvenute altre prove... fossili di oggetti
senza dubbio appartenuti ad una cultura superiore...
-Questo lo dite voi !- La voce partì dal pubblico, ma Friinkhi la ignorò.
-...Dicevo,
fossili che sono stati inizialmente derisi o scambiati per altro, così
come strani ammassi ferrosi e di altre sostanze impossibili da
sintetizzare in natura...
-Scusi dottore, mi permetta di confutare
questa sua ultima affermazione... se la natura è stata in grado di...
‘sintetizzare’ esseri come noi... forse non è da sottovalutare.
Dal pubblico giunse una breve risata alla volta del professor Grattel, l’ultimo dei relatori ad essere entrato in causa.
-Su
questo non discuto, caro professore- ribatté Friinkhi -comunque ne
converrà che quella che sembrava un’assoluta eresia ha preso
esponenzialmente piede nel Mondo... e non soltanto, come sostengono
alcuni, fra un’opinione pubblica suggestionabile...
-Direi anzi- era Rufe a parlare -che spesso la gente ci è nemica. Confermare le nostre idee
creerebbe
non pochi sconvolgimenti... muterebbe i termini della sempiterna
domanda, ‘chi siamo ?’, naturalmente non parlo poi delle religioni...
Il
dottor Friinkhi parve arruffarsi, salvo intervenire con un tono di voce
molto basso e profondo: -Un ricordo per i ricercatori uccisi od
imprigionati nei paesi intolleranti.
I presenti appoggiarono brevemente il palmo della mano destra sul cuore.
Rufe
riprese la parola: -Come si dice... torniamo sul pezzo. L’oggetto
imprigionato nella bolla di resina non è il solito insetto. Ha due ali,
ha qualcosa che sembrano zampe con delle... ruote...
Dal pubblico si levò un mormorio.
-Ha
una colorazione netta e simboli che nulla hanno a che fare con i
frattali della natura... Scrittura, ecco di che si tratta! E’ un oggetto
costruito da mani sapienti, forse rituale, forse di una qualche utilità
che non scopriremo mai ma...
Sorrise alla volta del pubblico: -Che
io sia dannato se non sembra in tutto e per tutto un aereo delle guerre
civili centro meridiane !
Come un terremoto in lento crescendo, la sala faticava ormai non poco a star quieta.
Innumerevoli
discussioni stavano sorgendo fra le persone del pubblico. Il brusio era
diventato schiamazzo, e lo schiamazzo si stava tramutando in urla.
-Calmatevi ! Siamo scienziati, signori !
-Bastardi, questa è opera dei demoni !
La
sala era diventata un ring. Alcuni si stavano sfilando i vestiti e
ringhiavano alla volta dei vicini, altri lasciavano la stanza di corsa.
Senza dubbio c’era chi stava telefonando alle forze dell’ordine.
Defilatesi, Rufe, Grattel e Friinkhi uscirono dal retro e raggiunsero un taxi.
Grattel
si tormentava i canini con le unghie: -Anche stavolta avete combinato
un bel casino, e domani sarete su tutti i giornali...
-E’ quel che
vogliamo, che ne parlino- Rufe sorrise al professore: -Ci pensiamo da
decenni, ma chi ha abbracciato la nostra causa sa che la diffusione
della verità, pur se dolorosa, è meglio del buio e della bugia...
-Non che al buio ci si veda troppo male...- Chiosò Friinkhi.
-Il
buio è sicuramente comodo- Rufe si stava stirando sulla comoda poltrona
del Taxi -ma dalle nuove consapevolezze possiamo soltanto acquisire
forza. Il Mondo deve sapere, deve sapere che non siamo i primi.
Friinkhi si levò di tasca una foto dell’artefatto e se la rimirò per la millesima volta: -La pistola fumante...
Rufe non ci faceva ormai più caso, non dormiva da ben sei ore ed era esausto.
Si lisciò con cura le vibrisse e si appisolò con la coda attorcigliata all’addome.
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lunedì 27 aprile 2015
Il futuro del modellismo 2/3: utopico
Utopia (2/3)
Tomcatters aprì gli occhi e combatté il desiderio di rimanere a letto per molti minuti... infine, controvoglia, riuscì a liberarsi dall’abbraccio della stupenda fotomodella bionda che continuava a dormirgli a fianco. Con attenzione spostò le lenzuola di seta, ricamate in oro zecchino e, evitando le lunghissime gambe dell’altra meravigliosa presenza femminile nell’ampio letto a sei piazze, una mirabile e giovane mulatta, riuscì pian piano a mettersi in piedi. Mentre sbadigliava davanti all’enorme specchio Luigi XIV, gli occhi gli caddero sulla sontuosa sveglia Rolex di platino: era mezzogiorno meno dieci.
‘Solo il mio spiccato senso del dovere può spingermi a certe levatacce !’ Pensò, un po’ adirato.
Con addosso un ampio kimono superò molte stanze ed arrivò in un grande salone, pieno di olo-monitor di ogni dimensione possibile.
Seduto su di un’enorme poltrona comoda ed avvolgente, iniziò a muovere le mani in aria, attivando i mille sensori che l’avrebbero messo in comunicazione col Mondo.
L’immagine del fido Kruaxi, il suo antico consigliere, si materializzò nitida in mezzo alla stanza.
-Ehi capo ! Buongiorno !
-Piano Stefano, piano... Sono ancora in pieno risveglio, dammi tempo, non infierire...
Il volto di Kruaxi parve per un attimo esprimere un vago disappunto, ma immediatamente tornò il sorriso sotto gli ampi baffi curati ed ossigenati. I suoi ottanta anni erano del tutto invisibili sotto l’azione di efficaci terapie ringiovanenti e della moderna chirurgia estetica: ormai con i soldi si poteva fare davvero tutto.Tomcatters parve lentamente riprendersi dopo aver iniziato a mangiare un'enoerme fetta di pane con olio e pomodoro, apparsa come per magia su di un piccolo tavolino accanto alla poltrona.
-Va bene... dimmi, oggi come siamo messi ?
L’immagine del consigliere sembrò illuminarsi: -La legge è stata approvata in via definitiva. Anche in Italia il modellismo statico è diventato materia obbligatoria nelle scuole. Le nostre azioni...
-Siiii...- sussurò Tomcatters, allungando la testa alla volta dell’ologramma.
-...le nostre azioni hanno avuto un incremento del 92 % nell’indice Dow Jones ed a Milano sono state sospese per eccessivo rialzo...
Tomcatters si alzò di scatto, versando nella foga dell'olio sul pavimento, subito pulito da un veloce robot spazzino: -No ! Cazzo, no ! Vediamo di controllare un po’ meglio questi parametri... Non voglio azioni che non si possano vendere in quanto troppo costose...
L’immagine dell’uomo sembrò entrare in pausa per una frazione di secondo, poi Tomcatters vide il suo amico scuotere bonariamente la testa: -Vecchio mio, negli anni è stata una crescita costante, e mai un calo. Il mercato sa che siamo affidabili e che la nostra fortuna è costruita su basi concrete, non su speculazioni. Le vendite ci stanno dando ragione.
-Va bene, tanto in queste cose la sai più lunga di me...- disse Tomcatters, tornando a mordicchiare la sua fetta di pane, ben sdraiato sulla comoda poltrona.
-In questi giorni si stanno anche aprendo le iscrizioni per i nuovi corsi di laurea in modellismo di quest’anno, ti ricordo che la borsa di studio 'No limits' è una delle più prestigiose ed ambite, pertanto...
Tomcatters alzò una mano alla volta dell’immagine: -Amico mio, pensaci tu non ho tempo, ciao !
Kruaxi non fece in tempo a protestare che già era scomparso nel nulla.
Sbuffando, Tomcatters, presidente e fondatore di 'No limits', uno dei cinque marchi più famosi del globo, mosse un dito alla sua destra ed un'altra immagine si concretizzò nell’aria.
-Ciao Luigi, novità ?
-Signore, mio signore, come sta ?
-Bene, bene... alzati per favore, mi metti sempre in imbarazzo.
L’uomo, di giovanissima apparenza, era Pilgrim. Il suo atteggiamento sempre amichevole ed apparentemente umile aveva ingannato molte persone: Tomcatters ne aveva immediatamente intuito le potenzialità e ne aveva fatto una potente eminenza grigia.
Rialzatosi dall’inchino, Pilgrim sostenne tranquillamente lo sguardo del suo capo, dimostrandogli una volta di più di essere tutt’altro che un gregario.
A Tomcatters piaceva avere soltanto il meglio a sua disposizione.
-Signore, guardi- Pilgrim indicò un punto nell’aria, dove fasci di luce perfettamente combinati crearono l’illusione di una grande immagina statica.
-Oddio, ancora...
-Si signore, è ancora l’uomo dell’anno per TIME.
Tomcatters guardò la copertina del famoso magazine ed allargò le braccia sconsolato.
-Ormai sono un segregato... mi conoscono tutti, non posso muovere un passo senza dieci uomini di scorta... ma è vita questa ? Insomma...
Pilgrim ben conosceva i tempi delle conversazioni con il suo capo, pertanto rimase in attesa della fine della lunga, inevitabile e ben nota scenata giornaliera di autocommiserazione del boss di No limits.
Infine, stanco della propria isterica performance, Tomcatters tornò a sprofondare sulla poltrona: -Luigi, ti chiamo io in serata, ciao.
Un gesto ed anche Pilgrim scomparve.
Ormai sveglio, ma già stanco, Tomcatters ripassò a memoria le mille persone che doveva contattare, dandosi delle rigide priorità: toccava a Ghibli66.
L’uomo apparve, vestito con una curiosa mimetica, accovacciato in una grande trincea fangosa, mentre tutto intorno piovevano granate e fischiavano pallottole.
-Fabrizio, ancora con questi giochi di guerra alla tua età ?
-Mauro- era fra i pochi che potevano chiamarlo per nome -tu non capisci... Le armate di Thunder fava ci hanno attaccato con un rapporto di dieci ad uno, ma visto che le comandava lui le abbiamo quasi spazzate via...
-Ok, ok !- Tomcatters alzò le mani al cielo: -Non discuto i tuoi passatempi, dimmi se c’é qualche novità.
L’uomo sorrise, mentre si aggiustava il casco sulla testa: -Nell’ultima settimana sono nate dodici nuove case di produzione, particolarmente interessanti gli stampi vietnamiti e quelli turkmeni. Mentre pare che le ultime produzioni mongole non stiano riscuotendo troppo successo. La FlyViet propone l’intera famiglia degli F-5 in scala 1:72, 1:48, 1:32 ed 1:16. Dalle prime immagini sembrano i kit definitivi... Fototoincisioni, resine, inserti in mogano ed oro.
Tomcatters scosse la testa: -Sento parlare da 50 anni di kit definitivo...
Per niente scomposto, l’uomo in mimetica tornò ad elencare le novità: -In definitiva circa 3001 nuovi prodotti in questa settimana, dagli aftermarket fino ai kit più complessi, e nonostante questi ritmi il mercato non è mai sazio...
-Già- il leader maximo di No limits parve un attimo fermarsi a pensare -chi l’avrebbe mai detto che il modellismo sarebbe diventato il principale hobby nel Mondo...
-Me lo sono chiesto spesso anche io- rispose Ghibli66 -eppure è stato capace di fermare guerre, pacificare popoli e sopprimere malattie... oltre a diffondere cultura e consapevolezza.
Tomcatters parve soppesare bene queste ultime parole, e senti crescere in se un moto d’orgoglio per quello che era stato il suo apporto a tutto ciò.
Congedato Ghibli66, si perse brevemente a cercare notizie generiche...
Il ‘gran tour’ che portava ormai in giro per il Mondo da 12 anni l’immenso museo modellistico di Supertorchio aveva fatto una tappa al Louvre, dove la Gioconda era stata momentaneamente rimossa per far posto all’esposizione.In tv si parlava di un fatto di cronaca e del processo che ne era scaturito: una causa molto seguita dal pubblico mondiale che avrebbe visto entro pochi giorni il verdetto. Due enormi partiti in contrapposizione si erano creati nell’opinione pubblica dopo che un uomo aveva strangolato la moglie, rea di avergli distrutto l’intera collezione di modelli. Era colpevole o giustificato dall’enormità dell’offesa subita ?
Lo stesso Kruaxi aveva finalmente raggiunto il suo scopo e si era comprato... l’Airfix.
Voci di corridoio giuravano fosse stato visto fare il bagno, dentro il suo deposito a forma di salvadenaio, in una piscina piena di bustine Airfix vintage.
Giulio, il suo capo assoluto della sicurezza, aveva convinto l’economato della necessità di comprare un paio di T-80, anziani ma ben tenuti, per controllare il perimetro della Reggia di Caserta, che Tomcatters aveva appena acquisito.
Preceduto da un breve squillo, l’ologramma di Gentleman Rider, il segretario personale e fidato tuttofare, si manifestò nella stanza.
-Devo ricordare gli appuntamenti del giorno...
-Uff... Dimmi, dimmi- rispose Tomcatters spazientito.
-Alle 16 c’é da tagliare il nastro, col sindaco ed il presidente di regione, di un nuovo asilo ed alle 17 abbiamo un thè con l’ambasciatore inglese. Per le 19 dovremo essere in udienza col Papa...
-Non ricordo di aver chiesto udienze al Papa !
-Infatti no, l’ha chiesta lui.
-Ah- Tomcatters appoggiò le mani sul viso -impossibile ricordarsi tutto...
-Infine, alle 22 saremo attesi per un incontro privato dalla contessa...
-Sarò atteso ! Caro Matteo...
Il segretario parve manifestare un moto di stizza e replicò con voce involontariamente stridula: -Oggi non dovrà lamentarsi, ha pochissimi impegni...
Tomcatters accennò un sorriso e spense il collegamento, salutando con la mano l’immagine che spariva.
Si lasciò nuovamente cadere sulla poltrona; con piacere sentì l’avvicinarsi di leggiadri passi a piedi nudi dietro di lui. Due mani sinuose ed eleganti, morbidissime e curate, iniziarono a massaggiargli lentamente la schiena.
Gli occhi gli caddero sull’ora olografica e perse la voglia di rilassarsi: aveva appena il tempo di farsi la doccia e prendere l’elicottero.
Stava per alzarsi quando un avviso di chiamata inatteso suonò nell’aria.
L'avrebbe ignorato ma, vedendo chi c’era in linea, decise di rispondere.
‘I vecchi amici meritano un po' d'attenzione' pensò.
Invecchiata, ma sempre solare, apparve l’immagine di GrilloStefano.
-Ehi, amico, come stai ? E’ passato proprio tanto tempo, eh ?
La giovialità di Grillo riusciva sempre a metterlo di buon umore.
-Carissimo, tutto bene... un po’ stanco... gli impegni sai... anche adesso sono di corsa, però avrò senza dubbio piacere di chiamarti nei prossimi giorni, e...
-Vabbé, vabbé... non ti preoccupare lo so- Grillo si mise a ridere -tutto sto’ successo è impegnativo, vero Mauro ? Ma ti capisco sai, ti voglio bene. Ti lascio ai tuoi impegni... ma dimmi solo una cosa Mauro.
-Prego ! Volentieri Stefano.
-A che stai lavorando ?
Qualcosa calò sulla conversazione, come un gelo.
Tomcatters, articolando un po’ a fatica, rispose: - Ehm... intendi... beh, nuove iniziative editoriali, sto finanziando una promettente azienda aerospaziale, volo qua e là... ho comprato una vecchia classe Nimitz in perfette condizioni ed ho fatto rimettere in condizioni di volo un F-14A... però... forse ti riferisci alla storia che sta girando su di una mia prossima discesa in campo con un nuovo partito politico... beh, credimi, ci sto pensando, però...
-No, no... Mauro, non dico queste cose- l’immagine di Grillo continuava a sorridere divertita -intendo modellismo... che stai costruendo ?
Tomcatters si alzò lentamente dalla poltrona, spostando di mala grazia le mani della bionda fotomodella dalle sue spalle: -Stefano, ma secondo te IO ho il tempo per queste BAMBINATE ?
Il futuro del modellismo 1/3: distopico
Il futuro del modellismo in tre brevi racconti
Notte di guardia in corsia... la mente vola libera alle tre, mentre le strade sono buie e la maggioranza delle persone dorme...
Mi son ricordato di una breve boutade letta su un lontano numero della rivista 'Robot' negli anni 70 e, sfruttandone l'idea, di getto scrivo qualcosa.
Non ricordo nulla dell'originale, soltanto l'idea di base.
Sostituisco dunque 'fantascienza' con 'modellismo'... e vediamo che ne viene fuori.
Distopico (1/3)
L'antro era oscuro e puzzolente, perfettamente in linea col resto dei palazzi semidiroccati di quella strada abbandonata al margine della città senza nome. L'uomo vi era arrivato a fatica, tenendosi lontano dai falò dei senza tetto e dalle sinistre camionette blindate della polizia in perenne pattugliamento. Il viaggio era stato lungo: come un animale era passato di porticato in porticato, camminando faticosamente fra la sporcizia ed i grassi topi che infestavano ormai ogni dove.
'Non posso più farlo, non è cosa per un uomo della mia età...' pensò, mentre prendeva fiato appoggiato ad un muro marcio e pericolante.
Infine, col cuore che gli batteva all'impazzata, si inoltrò in quel pertugio misterioso, più simile ad una caverna che all'ingresso di un edificio.
Si guardava spesso alle spalle, per accertarsi che nessuno l'avesse seguito.
Se li avessero scoperti, se fossero caduti vittima di una retata della polizia... Scacciò con forza il cupo pensiero e, preso coraggio, percorse quell'ultimo, schifoso, corridoio.
Oh, mio Dio... ma cosa lo portava ancora lì ? Cosa gli faceva rischiare di nuovo la vita ? Forse... forse un ultimo stimolo, un'ultima emozione, un'ultima scusa per continuare a sopravvivere in un mondo completamente andato a gambe all'aria.
In fondo, nel buio più totale, una piccola porta.
Appoggiò un orecchio su di essa e rimase in ascolto: non un rumore, non una parola...
Per un attimo ebbe il terrore di essere rimasto solo, che gli altri fossero stati tutti catturati e giustiziati... peggio ancora, che fossero nelle mani della Guardia Morale: un destino molto più sinistro.
Strinse forte i pugni e scaricò la tensione come meglio poteva, infine, rassegnato a tutto, bussò alla porta.
Come di consueto usò il codice segreto: due tocchi ravvicinati, tre a diversi secondi l'uno dall'altro ed infine tre colpi quasi senza intervallo.
Attese.
Attese a lungo, poi...
La porta, cigolando, si aprì verso l'interno: entrò velocemente, chiudendosela alle spalle.
La stanza era squallida e senza finestre, dalle pareti pendevano brandelli di carta da parati marcita dal tempo e dall'incuria. Una fievole luce si accese improvvisamente, rivelando un grande tavolo circondato da sedie traballanti, sedie occupate.
-Sei arrivato infine, fratello... Non ci speravamo più.
L'uomo si girò alla volta del suo interlocutore e riconobbe, intabarrato in una pesante tunica scura, Gentleman Rider.
Per un attimo si stupì di quanto fosse invecchiato... una lunga barba bianca incorniciava un viso rugoso e secco che due grandi occhi acquosi non riuscivano ad illuminare in alcun modo.
-Non è stato facile- disse con voce stentoria -stavolta ho davvero avuto paura di non riuscire ad arrivare...
Gentleman Rider scosse la testa, come per dire che comprendeva, e gli fece cenno di unirsi agli altri.
Lentamente, incerto, si avvicinò al resto del gruppo.
Vi furono muti cenni di saluto, sorrisi abbozzati e qualcuno, addirittura, gli tese la mano.
Provo del fastidio nello stringere mani ossute e senza forza, mani asciugate dagli anni e da un'esistenza misera.
Infine trovò una sedia libera e vi prese posto, dopo essersi accertato che quel legno malamente tenuto insieme non avrebbe ceduto d'improvviso.
Mio Dio... erano rimasti in pochi... forse gli ultimi.
Li guardò attentamente ma non ne riconobbe molti: Grillo, con i suoi baffi bianchi come il latte e delle protesi potenziate per la vista e poi... ma si, quello era Ghibli66, magrissimo ed incartapecorito... E poi Giulio, orrendamente camuffato con una parrucca che neppure provava ad essere men che posticcia. Gli occhi infine si posarono sulle sue stesse mani, mani scosse da un continuo tremito e sudate per la paura. Non seppe identificare nessuno degli altri: 'eppure li devo conoscere tutti per forza', pensò.
-Fratelli, diamo inizio alla convention di 'No limits'- disse Gentleman Rider, tanto solennemente quanto a bassa voce: -Su cosa state lavorando in questo periodo ?
Prima... prima era diverso. Poi tutto era cambiato. Il potere assoluto ed oppressivo non gradiva la storia: 'Chi controlla il passato controlla il futuro' diceva Orwell... e qualcuno aveva applicato alla lettera questa infausta predizione.
Prima avevano vietato la memoria, era ormai impossibile sapere qualcosa di quanto era successo prima che 'loro' prendessero il potere. Le guerre corporative erano terminate da almeno vent'anni eppure erano state cancellate completamente dagli annali; tutto quel che era successo prima era sparito con i roghi dei libri in piazza e con l'oppressione dispensata dal pensiero unico.
Internet era stato smantellato, la tv aveva tre canali: uno dedicato al Calcio, l'unico sport permesso e promosso dal potere, l'altro conteneva soltanto interminabili talk show e giochi assolutamente imbecilli... il terzo era la Voce del regime, infarcito di proclami inframmezzati da cerimonie religiose.
Il modellismo era stato uno dei primi hobby ad esser messo fuorilegge, inizialmente con la scusa di essere 'pericoloso': ricordava benissimo le campagne contro colle e vernici, accusate di essere propedeutiche all'uso di droga, poi venne tirata in ballo la morale comune, che riteneva stupido e contrario al volere di Dio costruire riproduzioni della realtà, per non parlare della pericolosissima fantasia... Si veniva immediatamente arrestati, con l'accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, idolatria ed eversione; la condanna era sempre la solita: la morte.
Abbandonò i funesti pensieri, tentando di concentrarsi sulla riunione.
-Ma... Kruaxi ?
La domanda gli venne d'istinto, salvo pentirsene immediatamente.
I presenti abbassarono lo sguardo, alcuni scossero la testa: -Lo chiedi tutte le volte... è tanto, tanto tempo che...
Rimase muto.
Gentleman Rider allargò le braccia: -Fratelli, torniamo a noi e viviamo il presente... Marcello ?
Un uomo minuto e magro, con due occhi ancora incredibilmente vivaci, tirò fuori una piccola scatola e, lentamente, l'aprì.
Tutti osservarono con meraviglia quel piccolo oggetto... un aereo, un... Uno Zero !
-E' un Revell in 1:72, avrà almeno 80 anni...- disse l'uomo dagli occhi vivi -l'ho assemblato con la colla grattata via dai nastri adesivi permessi, ed ho usato pigmenti ricavati da piante macerate per dipingerlo...
Tutti i presenti espressero la loro approvazione con muti sorrisi e deboli pacche sulle spalle.
-Io... io ho fatto questo...- la voce veniva dalla parte più distante del tavolo, ma l'uomo riuscì a riconoscerne il proprietario: era senza dubbio Pilgrim !
Passato di mano in mano, arrivò anche a lui un figurino in 54mm, probabilmente un centurione romano o qualcosa del genere...
-Incredibile, Luigi- disse Gentleman Rider -non pensavo ne esistessero ancora... Se ti beccano con uno di questi in tasca...
Un'altra testa canuta fece per attirare l'attenzione su di se, quando...
-BANG BANG !
La porta fu scossa da due violenti colpi.
-Aprite, è la Guardia Morale ! Aprite la porta e stendetevi a terra con le mani intrecciate dietro la nuca, subito !
Pietrificati, tutti rimasero immobili per secondi; qualcuno chiuse gli occhi, come per scacciare un brutto sogno.
L'uomo sentì una forte fitta al torace, e si strinse il petto con le mani mentre scivolava velocemente nell'incoscienza...
'Non farete in tempo ad uccidermi' fu il suo ultimo pensiero.
Le botte sulla porta aumentavano di intensità, non ci avrebbero messo molto a scardinarla.
-Bene, era l'ora... Oggi è un buon giorno per morire !
Con grande fatica l'ultimo ad aver parlato, dal volto quasi invisibile sotto un grande cappello nero, buttò a terra le stampelle con le quali deambulava e tirò fuori da sotto il grande tavolo una massiccia cassa di legno che, subito aperta, rivelò la presenza di alcuni mitra M-16 e molte bombe a mano.
La porta stava per cedere.
Tomcatters, con gli occhi in fiamme, puntava il fucile d'assalto verso l'ingresso, mentre altri, rassegnati ed eccitati, usavano le ultime forze per imbracciare armi e togliere le sicure alle granate.
-Non ci avrete vivi.
Notte di guardia in corsia... la mente vola libera alle tre, mentre le strade sono buie e la maggioranza delle persone dorme...
Mi son ricordato di una breve boutade letta su un lontano numero della rivista 'Robot' negli anni 70 e, sfruttandone l'idea, di getto scrivo qualcosa.
Non ricordo nulla dell'originale, soltanto l'idea di base.
Sostituisco dunque 'fantascienza' con 'modellismo'... e vediamo che ne viene fuori.
Distopico (1/3)
L'antro era oscuro e puzzolente, perfettamente in linea col resto dei palazzi semidiroccati di quella strada abbandonata al margine della città senza nome. L'uomo vi era arrivato a fatica, tenendosi lontano dai falò dei senza tetto e dalle sinistre camionette blindate della polizia in perenne pattugliamento. Il viaggio era stato lungo: come un animale era passato di porticato in porticato, camminando faticosamente fra la sporcizia ed i grassi topi che infestavano ormai ogni dove.
'Non posso più farlo, non è cosa per un uomo della mia età...' pensò, mentre prendeva fiato appoggiato ad un muro marcio e pericolante.
Infine, col cuore che gli batteva all'impazzata, si inoltrò in quel pertugio misterioso, più simile ad una caverna che all'ingresso di un edificio.
Si guardava spesso alle spalle, per accertarsi che nessuno l'avesse seguito.
Se li avessero scoperti, se fossero caduti vittima di una retata della polizia... Scacciò con forza il cupo pensiero e, preso coraggio, percorse quell'ultimo, schifoso, corridoio.
Oh, mio Dio... ma cosa lo portava ancora lì ? Cosa gli faceva rischiare di nuovo la vita ? Forse... forse un ultimo stimolo, un'ultima emozione, un'ultima scusa per continuare a sopravvivere in un mondo completamente andato a gambe all'aria.
In fondo, nel buio più totale, una piccola porta.
Appoggiò un orecchio su di essa e rimase in ascolto: non un rumore, non una parola...
Per un attimo ebbe il terrore di essere rimasto solo, che gli altri fossero stati tutti catturati e giustiziati... peggio ancora, che fossero nelle mani della Guardia Morale: un destino molto più sinistro.
Strinse forte i pugni e scaricò la tensione come meglio poteva, infine, rassegnato a tutto, bussò alla porta.
Come di consueto usò il codice segreto: due tocchi ravvicinati, tre a diversi secondi l'uno dall'altro ed infine tre colpi quasi senza intervallo.
Attese.
Attese a lungo, poi...
La porta, cigolando, si aprì verso l'interno: entrò velocemente, chiudendosela alle spalle.
La stanza era squallida e senza finestre, dalle pareti pendevano brandelli di carta da parati marcita dal tempo e dall'incuria. Una fievole luce si accese improvvisamente, rivelando un grande tavolo circondato da sedie traballanti, sedie occupate.
-Sei arrivato infine, fratello... Non ci speravamo più.
L'uomo si girò alla volta del suo interlocutore e riconobbe, intabarrato in una pesante tunica scura, Gentleman Rider.
Per un attimo si stupì di quanto fosse invecchiato... una lunga barba bianca incorniciava un viso rugoso e secco che due grandi occhi acquosi non riuscivano ad illuminare in alcun modo.
-Non è stato facile- disse con voce stentoria -stavolta ho davvero avuto paura di non riuscire ad arrivare...
Gentleman Rider scosse la testa, come per dire che comprendeva, e gli fece cenno di unirsi agli altri.
Lentamente, incerto, si avvicinò al resto del gruppo.
Vi furono muti cenni di saluto, sorrisi abbozzati e qualcuno, addirittura, gli tese la mano.
Provo del fastidio nello stringere mani ossute e senza forza, mani asciugate dagli anni e da un'esistenza misera.
Infine trovò una sedia libera e vi prese posto, dopo essersi accertato che quel legno malamente tenuto insieme non avrebbe ceduto d'improvviso.
Mio Dio... erano rimasti in pochi... forse gli ultimi.
Li guardò attentamente ma non ne riconobbe molti: Grillo, con i suoi baffi bianchi come il latte e delle protesi potenziate per la vista e poi... ma si, quello era Ghibli66, magrissimo ed incartapecorito... E poi Giulio, orrendamente camuffato con una parrucca che neppure provava ad essere men che posticcia. Gli occhi infine si posarono sulle sue stesse mani, mani scosse da un continuo tremito e sudate per la paura. Non seppe identificare nessuno degli altri: 'eppure li devo conoscere tutti per forza', pensò.
-Fratelli, diamo inizio alla convention di 'No limits'- disse Gentleman Rider, tanto solennemente quanto a bassa voce: -Su cosa state lavorando in questo periodo ?
Prima... prima era diverso. Poi tutto era cambiato. Il potere assoluto ed oppressivo non gradiva la storia: 'Chi controlla il passato controlla il futuro' diceva Orwell... e qualcuno aveva applicato alla lettera questa infausta predizione.
Prima avevano vietato la memoria, era ormai impossibile sapere qualcosa di quanto era successo prima che 'loro' prendessero il potere. Le guerre corporative erano terminate da almeno vent'anni eppure erano state cancellate completamente dagli annali; tutto quel che era successo prima era sparito con i roghi dei libri in piazza e con l'oppressione dispensata dal pensiero unico.
Internet era stato smantellato, la tv aveva tre canali: uno dedicato al Calcio, l'unico sport permesso e promosso dal potere, l'altro conteneva soltanto interminabili talk show e giochi assolutamente imbecilli... il terzo era la Voce del regime, infarcito di proclami inframmezzati da cerimonie religiose.
Il modellismo era stato uno dei primi hobby ad esser messo fuorilegge, inizialmente con la scusa di essere 'pericoloso': ricordava benissimo le campagne contro colle e vernici, accusate di essere propedeutiche all'uso di droga, poi venne tirata in ballo la morale comune, che riteneva stupido e contrario al volere di Dio costruire riproduzioni della realtà, per non parlare della pericolosissima fantasia... Si veniva immediatamente arrestati, con l'accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, idolatria ed eversione; la condanna era sempre la solita: la morte.
Abbandonò i funesti pensieri, tentando di concentrarsi sulla riunione.
-Ma... Kruaxi ?
La domanda gli venne d'istinto, salvo pentirsene immediatamente.
I presenti abbassarono lo sguardo, alcuni scossero la testa: -Lo chiedi tutte le volte... è tanto, tanto tempo che...
Rimase muto.
Gentleman Rider allargò le braccia: -Fratelli, torniamo a noi e viviamo il presente... Marcello ?
Un uomo minuto e magro, con due occhi ancora incredibilmente vivaci, tirò fuori una piccola scatola e, lentamente, l'aprì.
Tutti osservarono con meraviglia quel piccolo oggetto... un aereo, un... Uno Zero !
-E' un Revell in 1:72, avrà almeno 80 anni...- disse l'uomo dagli occhi vivi -l'ho assemblato con la colla grattata via dai nastri adesivi permessi, ed ho usato pigmenti ricavati da piante macerate per dipingerlo...
Tutti i presenti espressero la loro approvazione con muti sorrisi e deboli pacche sulle spalle.
-Io... io ho fatto questo...- la voce veniva dalla parte più distante del tavolo, ma l'uomo riuscì a riconoscerne il proprietario: era senza dubbio Pilgrim !
Passato di mano in mano, arrivò anche a lui un figurino in 54mm, probabilmente un centurione romano o qualcosa del genere...
-Incredibile, Luigi- disse Gentleman Rider -non pensavo ne esistessero ancora... Se ti beccano con uno di questi in tasca...
Un'altra testa canuta fece per attirare l'attenzione su di se, quando...
-BANG BANG !
La porta fu scossa da due violenti colpi.
-Aprite, è la Guardia Morale ! Aprite la porta e stendetevi a terra con le mani intrecciate dietro la nuca, subito !
Pietrificati, tutti rimasero immobili per secondi; qualcuno chiuse gli occhi, come per scacciare un brutto sogno.
L'uomo sentì una forte fitta al torace, e si strinse il petto con le mani mentre scivolava velocemente nell'incoscienza...
'Non farete in tempo ad uccidermi' fu il suo ultimo pensiero.
Le botte sulla porta aumentavano di intensità, non ci avrebbero messo molto a scardinarla.
-Bene, era l'ora... Oggi è un buon giorno per morire !
Con grande fatica l'ultimo ad aver parlato, dal volto quasi invisibile sotto un grande cappello nero, buttò a terra le stampelle con le quali deambulava e tirò fuori da sotto il grande tavolo una massiccia cassa di legno che, subito aperta, rivelò la presenza di alcuni mitra M-16 e molte bombe a mano.
La porta stava per cedere.
Tomcatters, con gli occhi in fiamme, puntava il fucile d'assalto verso l'ingresso, mentre altri, rassegnati ed eccitati, usavano le ultime forze per imbracciare armi e togliere le sicure alle granate.
-Non ci avrete vivi.
Più vero del vero
Marco andò a ritirare il premio con malcelata insoddisfazione.
Accennò un sorriso di circostanza, ma di quel piccolo trofeo riusciva soltanto a vedere la targhetta del terzo classificato.
'Un altro bronzo' pensò cupo, 'rimango sempre e soltanto sul gradino più basso'.
Guardò con odio la piccola platea che lo applaudiva svogliatamente.
-Ore nove, ore nove !- Il pilota tentò un disimpegno mentre il mitragliere dorsale gridava nell'interfono.
-Buttati giù, buttat...- La frase si interruppe bruscamente, l'aereo tremò, come schiaffeggiato da
un'enorme mano. Dirk eseguì una mezza volta e riportò il suo Emil sulla scia del Blenheim, ma non fece in tempo a sparargli nuovamente: lo vide scivolare bruscamente di lato e perdere di schianto l'ala destra.
Non perse tempo a gioire; mentre si disimpegnava guardò il cielo alla ricerca di nuovi bersagli o di qualcuno
che avesse lui nel collimatore, ma sembrava non vi fossero altre minacce: solo croci nere e svastiche.
-Dov'é l'inglese ?- Tuonò il caposquadriglia in cuffia: -Saller, lo stavi impegnando.
-Ore tre in basso, sta cadendo a pezzi, comandante- disse Dirk -l'ho fregato.
-Sei certo ? Io non vedo niente.
Dirk guardò attentamente, tanto da mettere il suo Bf109 di taglio.
Il cielo era limpido, la visibilità perfetta, ma dell'inglese nessuna traccia.
Sulla via di casa, Marco era in auto con altri due amici.
Forse amici non era la parola giusta; condividevano la stessa passione e l'appartenenza allo stesso club di modellismo, ma
il tutto finiva lì. Marco non amava socializzare, nessuno aveva mai seriamente provato ad
infrangere l'evidente cortina di riservatezza che indossava in ogni occasione.
-Per me sbagli- esplose Luigi con la sua classica voce baritonale, incline alla risata ed al buonumore.
-Come puoi pensare di metter su un F-16 decente senza fotoincisioni ? Ho capito che ti stanno antipatiche ma… dai !- Sfoggiò il suo sorriso a 32 denti: -Il concetto di 'purismo' è ridicolo. Allora torniamo a costruire gli Airfix di trenta anni fa !
Vittorio era al volante e distolse un attimo gli occhi dalla strada per rispondergli, provocando una subitanea preoccupazione in Luigi, che ben ne conosceva la scarsa attinenza alla guida: -Ascolta, io non spendo centinaia di euro per fare piatto quel che è tondo, non mi sembra che questo sia un limite alla mia creatività, anzi !
I fari di un camion illuminarono l'abitacolo della Punto un po' troppo da vicino, ma questa era già tornata nella sua corsia prima ancora che Luigi riuscisse a dire 'attento !'
-Oltretutto- continuò Vittorio -chi è che ha vinto anche oggi ?
Luigi esplose in una delle sue risate -va bene, va bene... Onore al merito ! E' il ventunesimo oro che accatti, o sbaglio ?
-Sono ventidue.
Luigi e Vittorio rimasero un attimo perplessi, la voce veniva da dietro e non potevano esserci dubbi: era Marco.
-Si, ventidue.- Vittorio annuì guardando fisso il parabrezza: -Neppure me ne ricordavo.
-Ventidue ori, trentasei argenti e quattro bronzi, sei uno dei modellisti italiani più premiati.
La voce di Marco era monocorde, quasi risentita. Più che riconoscere il valore di tale carnet, sembrava un atto d'accusa.
-Beh, sono stato fortunato- disse Vittorio a disagio -francamente il tuo Panzer IV meritava più del bronzo,
è davvero bello, molto ben fatto e preciso.
-Ma non ha vinto, io non vinco mai.
-Hai preso il bronzo anche questa volta ! Ne devi avere una montagna; questione di tempo e l'oro te lo beccherai anche tu e, diciamoci la verità, in fondo cosa importa ? Io ho vinto solo qualche riconoscimento speciale finora, ma cosa vuoi che mi interessi... cerco soltanto di divertirmi !- Luigi finì la frase con un accenno di risa, subito spentesi guardando il volto cinereo di Marco.
'Cosa c'é di sbagliato nei miei lavori, cosa c'é di sbagliato in me ?'
Arcady guardò nel periscopio; il suo T34 era il secondo della fila e lui si sentiva assolutamente a disagio. Costretta in fila indiana in una stretta stradina fra le rovine di un centro industriale polacco, la colonna era troppo esposta ad un imboscata.
Non finì il pensiero che il carro davanti a lui si trasformò in una torcia.
Veloce, doveva decidere velocemente.
-A destra Yuri, a destra ed a tutta potenza !
Il carro uscì dalla colonna e si infilò dritto nel muro della fabbrica semidistrutta.
'O sfondiamo o ci crolla tutto addosso, ed addio Ljuba, moglie mia.'
Indenne il possente corazzato attraversò lo spesso muro di mattoni, ritrovandosi in una vasta area da tempo completamente crollata.
-Santa madre Russia !- Urlò Arcady, mentre dietro un altro carro esplose prima di poterlo seguire nella breccia.
-Credo che i fascisti siano nascosti in fondo alla strada, a ridosso di quei relitti che abbiamo intravisto, compagno tenente.
-Va bene Yuri, andiamo a stanarli.
I larghi cingoli del T34 in corsa sollevavano polvere e detriti e quando Yuri arrivò alla fine del fabbricato si ritrovarono subito esposti in campo aperto.
-Sinistra ! Sinistra ! Punta a sinistra, eccolo !
Pochi secondi dopo, Arcady stesso collimò l'85mm sul cacciacarri avversario dalla sagoma sfuggente, che tentava di ritirarsi in posizione favorevole.
Per il tedesco la fortuna era finita: un colpo diretto a breve distanza ed esplose in mille pezzi.
Gli spari cessarono di colpo.
Mentre la colonna faticosamente si riformava, Arcady scese ed andò ad osservare la sua vittima.
Rimase perplesso osservando una voragine sul terreno, completamente vuota.
Marco guardava la sua enorme vetrina, colma di modelli di aerei e di mezzi corazzati.
Luigi poteva dire quel che voleva. Cazzi suoi se non aveva ambizioni, se non aveva alcun interesse che la sua fatica venisse riconosciuta e premiata.
Per lui le cose erano diverse, lui dava il sangue per il modellismo, era assurdo che ancora nessuno avesse riconosciuto a pieno il suo valore.
E Vittorio, Vittorio... Belli i suoi modelli, per carità, ma anche un cieco avrebbe notato le imprecisioni, l'approssimazione di certi particolari, la verniciatura tutt'altro che impeccabile. Eppure vinceva ! Vinceva spesso, a mani basse e, come se non bastasse questo, non era infrequente trovare foto delle sue porcherie nelle riviste. Come era possibile ?
Marco, a parte il lavoro, non aveva altro che il modellismo fin da quando era ragazzo. Niente amici, niente donne. Il contatto fisico lo disturbava, era per lui estremamente sgradevole. Non amava gli esseri umani in modo alcuno, ma ne cercava comunque l'approvazione.
Lavorava spasmodicamente sui suoi modelli, non tollerava errori di alcun tipo, niente nella sua bacheca era men che perfetto.
Eppure...
-Non hanno anima.
Le parole di quel giudice, sentite anni prima quando ancora aveva la forza di lamentarsi per le mancate vittorie, accusando tutto e tutti nelle giurie, lo perseguitavano in ogni suo pensiero.
-Sono impeccabili, anzi, sono magnificamente costruiti, ma gli manca qualcosa. Mi spiace Marco, i tuoi modelli sono perfetti manuali di tecnica ma sono algidi, non trasmettono emozioni.
'Emozioni ! Ma che cosa voleva dire quell'imbecille ? Quali emozioni ?'
In un impeto irrefrenabile prese il Panzer IV appena ritirato dalla mostra e lo scagliò contro la parete.
Poi rimase a lungo in ginocchio, singhiozzante, tentando di rimetterne insieme i frammenti.
-Via libera !- John alzò il braccio destro, invitando il resto della squadra a seguirlo.
Un piccolo lavoro di routine, una rapida ricognizione della zona e di corsa al campo.
Il suo Humvee girò l'angolo, seguendo la strada che costeggiava dei tipici muretti a secco afgani.
La bomba d'aereo, ben sotterrata, ricevette l'impulso da un cellulare proprio mentre il mezzo vi passava sopra.
I compagni non ritrovarono niente, non fu possibile confermare lo status di 'killing in action'.
Sulla sua scheda e su quella degli altri marines del suo equipaggio, fu apposto il timbro 'M.I.A.'
Uscito dall'ufficio, Marco decise di fare quattro passi, cosa del tutto straordinaria per un uomo abitudinario e preciso al secondo come lui. Vagando in una parte della città a lui pressoché sconosciuta, rimase improvvisamente colpito da un cartello esposto nella vetrina di quello che sembrava un vecchio rigattiere: 'aftermarket per modellismo statico'.
Incuriosito, entrò.
Nell'interno, scuro e di antico odore, dietro un vecchio bancone di mogano stava in piedi un signore anziano, asciutto e leggermente incurvato: -Come posso aiutarla ?
-Scusi, forse ho sbagliato ma fuori c'é scritto che trattate anche materiale per modellismo- disse Marco, sempre più dubbioso, guardando appesi alle pareti centinaia di vecchi orologi. La stanza era piena all'inverosimile di mobili e vetrine, tutti carichi di orologi di ogni possibile fattura.
Ed erano tutti fermi sul mezzogiorno, forse mezzanotte…
-Certo, e solo materiale di qualità.- Rispose il vecchio, illuminando la stanza con il suo sorriso carico di candidi denti.
-Vorrei poter dare solo un'occhiata, se non le spiace. A dire il vero non ho neppure soldi con me.
-Di questo non si preoccupi.- Disse l'uomo, sorridendo ancora.
Archibald osservò il giovane tenente entrare in vite, impotente batteva il pugno sulla carlinga, imprecando come mai avrebbe pensato di poter fare. Seguì il Camel finché questo non si schiantò a ridosso delle trincee nemiche. Quell'aereo era una gran macchina da guerra, ma esigeva troppe vittime fra i piloti inesperti.
Improvvisamente sentì il rumore di colpi che crivellavano la sua fusoliera; 'idiota', pensò, 'non è questo il momento per celebrare i morti, se non voglio andare a raggiungerli'.
Identificò l'avversario, un Albatros scuro, ed iniziò con lui un lungo balletto di morte.
Il nemico era dannatamente bravo, Archibald realizzò che se quel tedesco avesse avuto il nuovo Fokker, invece di quel D.V pesante e goffo, per lui non ci sarebbe stata storia.
Obbligato ad una virata stretta a destra, rischiò seriamente di andare anch'esso in vite, ma ne uscì grazie all'esperienza. Il Camel era una bestia da domare, lui sapeva farlo.
Improvvisamente si ritrovarono fronte a fronte, in rotta di collisione.
'Va bene, unno, vediamo chi ha più palle'.
I proiettili del nemico lo sfiorarono, un montante alare esplose letteralmente.
Cento, novanta, sessanta, eccolo !
Archibald chiuse gli occhi, sicuro di schiantarsi a piena velocità sul tedesco pazzo, pazzo come lui.
Fece appena in tempo a vedere il volto vicinissimo dell'avversario, una maschera di sangue contornava due occhi spalancati, morti.
Si ritrovò solo nel cielo.
Guardò ovunque, incredulo.
Il motore tossicchiava, si diresse mesto verso le proprie linee.
Era ancora vivo.
Stavolta gli applausi erano forti e sentiti. Marco sorrideva e stringeva mani a tutti. Vittorio e Luigi lo guardavano increduli mentre alzava al cielo la medaglia del primo premio.
-Che dirti, hai fatto un lavoro fantastico- disse Vittorio, stringendogli la mano.
-Preferirei il termine 'impressionante', non ho mai visto niente di così bello !- Luigi sottolineò le sue parole con un fischio.
Marco era la gioia inpersonificata: -Vi ringrazio, amici ! E' bellissimo !
-Dicci un po'- Vittorio lo guardava inquisitorio -hai detto che è totalmente autocostruito, spiegaci passo per passo come hai ottenuto questa meraviglia.
Marco lo guardò sornione: -mi spiace, ma credo proprio che terrò tutto per me- anticipò le proteste di Luigi portandosi un dito alla bocca -mica vorrete che condivida con altri le mie nuove tecniche vincenti, no ?
-Dai, non te la tirare, su- tuonò Luigi a pieni polmoni -siamo o non siamo i tuoi amici ?
Marco stava per rispondergli quando l'occhio gli cadde fra la platea, ed improvvisamente si fece nervoso.
-Devo andar via, scusate.
Si accomiatò velocemente, lasciandoli perplessi.
Nei mesi seguenti il nome di Marco diventò onnipresente. Non c'era gara che non vincesse, italiana o straniera che fosse. I suoi lavori erano in copertina su tutte le riviste. 'Scale modelling' gli dedicò una monografia.
Il suo stile era cambiato e molto. Disponibile, gentile, aperto a tutti.
Ci fu però un incidente; durante una mostra a Brescia venne quasi alle mani con un tipo che aveva toccato un suo modello, lo dovettero tenere fermo in tre.
L'uomo si scusò, ma se ne andò via perplesso. Quel figurino era... ma che materiale era quello ?
Pian piano qualcosa cambiò ancora in Marco, iniziò ad apparire nervoso, paranoico. Osservava con attenzione ogni partecipante alle mostre, guardava a vista ogni suo modello.
Ogni tanto si vedeva sobbalzare, prendeva il suo modello e spariva, spesso ancor prima delle votazioni.
Ma quel giorno appariva molto tranquillo. Con Luigi e Vittorio aspettava la premiazione, l'ennesima medaglia.
Poi vide qualcosa e sbiancò improvvisamente.
-Che succede Marco ?- Luigi lo apostrofò in modo diretto: -anzi 'cosa' ti succede. Non credi sia l'ora tu ci spieghi qualcosa ? Non ti sembra di comportarti in modo sempre più strano ?
Marco indicò un uomo magro, anziano, che curiosamente indossava un paio di occhiali scurissimi. In mano aveva un vecchio orologio da taschino, che picchiettava delicatamente.
-E' qui ! Per me ! Aiutatemi, non capite ?
-Ma cosa stai dicendo ?- Vittorio gli strinse le spalle con le mani: -Ci dici una volta per tutte...
-Dammi la macchina !- Marco tese la mano ansimante a Vittorio: -Dammi la macchina subito !
Senza riflettere Vittorio gli allungò le chiavi della Fiat e Marco corse via all'istante.
La volante seguiva quella Punto impazzita, l'appuntato Giulio faticava a stargli dietro con l'Alfa Romeo.
-Volante sei, volante sei, tutte le macchine convergano sul lungo mare, dobbiamo bloccare questo pazzo.
La Punto passava di corsia in corsia senza logica, ad altissima velocità. Più di un'auto proveniente dall'opposta direzione evitò per miracolo lo scontro frontale. Nessuno sapeva il motivo di questa follia, si sapeva che a bordo c'era un trentasettenne che aveva appena dato fuoco a casa sua.
Arrivati sul lungo mare, la Punto sbandò, battendo prima su di un'auto in sosta e poi saltando il guard rail.
Giulio fece appena in tempo a vedere l'auto inabissarsi a coltello in acqua.
Le successive ricerche dell'auto e del corpo non portarono a nessun risultato.
Vittorio e Luigi erano seduti davanti ad una birra; nonostante fosse passato del tempo i discorsi, prima o poi, inevitabilmente cadevano su Marco.
-Non può essere normale- disse Vittorio additando per l'ennesima volta le foto sulla rivista, ormai sgualcita per la continua consultazione -questi particolari... Un mio amico lavora con i microchip, mi ha detto che servirebbero pinze sull'ordine di micron per maneggiarli, io non capisco.
Luigi scosse la testa: -Non è questo che mi impressiona, rimango molto più colpito dai suoi figurini, guarda questo pilota dell'Albatross, è... come dire... vivo !
-Io rimango molto più colpito da questo Blenheim o da questo Jagdpanzer, sono impossibili !
-E dire- aggiunse Luigi -che tutti i suoi modelli sono bruciati insieme al suo appartamento: neppure questo è rimasto di lui.
Continuarono a bere, per molto.
-Direi che è un lavoro affascinante !- Il giudice guardava ammirato quel modello in 1:24, categoria 'civili'.
Un altro giudice girava intorno al tavolo come in estasi.
-Oltretutto lei ha fatto una scelta inusuale mettendoci quel figurino, però...- si chinò a guardare meglio -è assolutamente fantastico, ma non capisco la decisione di dargli quell'espressione così… non trovo le parole... terrorizzata !
-Che dire, mi perdonerete- l'anziano signore con gli occhiali scuri abbozzò uno strano sorriso -invecchiando si diventa un po' eccentrici, un po' pazzi, che volete farci ?
Il primo giudice guardò ancora il modello della Fiat Punto sul tavolo, sentendosi stranamente inquieto.
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