giovedì 7 maggio 2015

1992: tangentopoli for dummies





...da un'idea di Stefano Accorsi...


Probabilmente fra qualche anno di questa serie ci ricorderemo soprattutto la dichiarazione testé citata, un vero e proprio tormentone in rete negli ultimi tempi...
La serie è alquanto fresca di 'prima visione', pertanto eviterò spoiler di sorta.

Sigla !

Ho da poco terminato di vedere la prima stagione di questa nuova produzione targata 'Sky', nata dalla penna degli autori che hanno portato in tv le due serie più interessanti degli ultimi anni, parlo ovviamente di fiction italiana, ovvero l'incensato (fin troppo) 'Romanzo criminale' e l'indiscutibilmente ottimo e disturbante 'Gomorra'.
Dieci episodi ambientati nel fatidico 1992, il così detto 'anno di tangentopoli'.
Il plot è alquanto semplice: seguiamo le gesta di alcuni personaggi che vivono ed agiscono negli ultimi giorni della 'Milano da bere': il pubblicitario rampante, il poliziotto della squadra del giudice Di Pietro, l'annoiata figlia di un industriale, il rozzo 'politico per caso', l'aspirante starlette...
Sullo sfondo, personaggi e vicende reali frammiste a pura fiction.
Non è certo una novità... si tratta di un gioco che oltre oceano fanno, spesso con ottimi risultati, da sempre ma che, da noi, pare ancora difficile da gestire...
Il problema è sempre lo stesso: impossibile citare il passato, specialmente quello recente, senza forzate ideologizzazioni e revisionismi vari, tipiche di un paese che sa raccontarsi soltanto tramite banali agiografie, false ed irritanti, od improbabili revisionismi ad uso della classe politica in carica nel momento.
Se qualcuno pensa di vedere in 1992 un racconto su Tangentopoli non potrà che rimanere deluso.
Le note vicende sono soltanto uno sfondo, una scusa, un palcoscenico calpestato da personaggi che raccontano le loro storie ne più ne meno come potrebbero fare in mille altri scenari di pura fantasia: è giusto sia così ed è velleitario cercarci altri significati, tanto che le (rare) polemiche sulla 'precisione' dei fatti in sottofondo sono quanto meno ridicole e provinciali.
Tangentopoli è soltanto uno specchietto per le allodole, un divertissement per spettatori smaliziati, questi ultimi alle prese col gioco, ozioso, di veder interpretati personaggi famosi da attori più o meno somiglianti all'originale... da segnalare che, fortunatamente, il rischio parodistico-pecoreccio stile Bagaglino viene evitato.
Fra un Mario Chiesa messo alle strette ed un Falcone saltato in aria, ci ritroviamo a seguire le vicende di un gruppo di sfigati, tutti inevitabilmente con 'inconfessabili' segreti nel loro retroterra.
Nella miglior tradizione del teatro dell'arte sono tutti discretamente stereotipati: Accorsi (che avrà anche delle idee, ma che non posso certo definire un attore particolarmente versatile) è l'ex militante della sinistra extraparlamentare, diventato uomo di successo al servizio delle dinamiche capitaliste, Guido Caprino è un ex militare del profondo nord, uno sbandato che si ritroverà deputato in parlamento grazie alla marea montante leghista, Miriam Leone tenta, senza troppe fortune, la scalata al successo passando per mille letti, regalandoci peraltro le sue indubbie grazie senza troppe censure... e così via.
I personaggi a volte interagiscono, a volte si sfiorano soltanto, carnefici e vittime travolte dagli eventi in un periodo di radicali mutamenti, tanto radicali da esser facilmente etichettabili come gattopardeschi... siamo in Italia, tanto per non uscire dagli stereotipi, no ?
Si guarda, volentieri: il budget è buono e ben sfruttato, la regia ha una mano sicura ed evita strade autoriali difficili da percorrere, nonché poco gradite alla sempiterna casalinga di Voghera che, se è vero che ha da tempo sdoganato amplessi simulati e turpiloquio, ancora non gradisce messe in scena men che lineari, al più inframmezzate da qualche telefonato flashback.
Più che di Tangentopoli, 1992 pare maggiormente interessata a raccontare le condizioni che porteranno alla 'discesa in campo' di Berlusconi, pur se nell'ambito della fiction totale.
Che altro dire... qualche discutibile inserto di 'meta pubblicità' (un nome solo: Giovanni Rana...), certi palesi rimandi all'inarrivabile 'Mad men' e la sensazione finale di esser stati gentilmente, piacevolmente, presi in giro.
Obbligatoria menzione d'onore alla discussa e discutibile interpretazione della Tea Falco, diventata un vero meme per il popolo della rete: ad esser sinceri ho trovato il suo modo di recitare, a partire dalla dizione biascicata e quasi inintelligibile, adeguatissima al personaggio.
Consigliato, fosse soltanto perché, nel deprimente panorama delle produzioni italiote, c'è davvero poco altro oltre la sufficienza.

Nessun commento:

Posta un commento