giovedì 30 aprile 2015

Dallas buyers club



Nel 1985 a Ron Woodroof (Matthew McConaughey), un elettricista del Texas, omofobo, puttaniere e dedito alle droghe pesanti, viene diagnosticato l’Aids e i medici gli prospettano pochi giorni di vita. Frustrato dalla mancanza di terapie mediche ufficiali e non disposto ad accettare una condanna a morte, Woodroof trova un’ancora di salvezza nell’uso di farmaci illegali e alternativi e crea un giro di contrabbando per renderli disponibili ad altri malati di Aids, sfruttando una falla nella legislatura… Avrà come aiuto un improbabile amico.


Ne avrete sentito parlare, era al cinema l'anno scorso ed ha vinto tre Oscar.
Molto liberamente ispirato ad una storia vera, questa sceneggiatura girava da venti anni senza mai trovare un finanziatore. Infine qualcuno ha avuto coraggio e ne è venuto fuori un gran film.
La lotta contro la morte di questo disperato 'cowboy', immerso in quel tessuto sociale degradato che fu la prima grande vittima dell'epidemia di AIDS in USA negli anni 80, avvince ed appassiona… anche se ci sono dei 'se' importanti.
Oggi milioni di vite rimangono sospese fra HIV ed AIDS grazie ad un complesso cocktail antivirale, che vede ancora nell'AZT un farmaco fondamentale. Il film ha il difetto di ogni pellicola di denuncia… è troppo manicheo, con i 'buoni' da una parte ed i 'cattivi' dall'altra. In questo caso il cattivo è l'FDA americana, l'organismo preposto al rigido controllo sulla sperimentazione e l'introduzione sul mercato dei farmaci, nonchè  la grande industria farmaceutica.
Troppo facile.
E' chiaro che 'big farma' non è un'associazione di beneficenza, è ugualmente ovvio che le industrie, lungi dal nascondere chissà quali segreti, sono le prime interessate a mettere sul mercato farmaci validi, oltre gli 'effetti collaterali' (che sono inevitabili praticamente in qualunque terapia).
La sperimentazione su volontari dell'AZT negli anni 80 fu sicuramente colpevole di molti decessi, comunque inevitabili, soprattutto per gli alti dosaggi usati allora, ma aprì la strada alla multiterapia tuttora in uso, di provata efficacia.
L'intuizione interessante di Woodroof fu un'altra: curare contemporaneamente al virus, le malattie da esso provocate, con svariate terapie che potremmo oggi definire di sostegno.
Curare i sintomi, tuttavia, non porta alla guarigione ma, nel tempo che si riesce a strappare, migliora alquanto la qualità della vita.
La mia paura è che, in questi tempi bui di santoni & maghi, soprattutto in un paese tendente al magismo ed al più stupido complottismo come il nostro, un film come questo possa coadiuvare suo malgrado le lotte, troppo spesso derivanti da meri interessi piuttosto che dalla disperazione di malati e parenti, di chi pretende di curare gravi malattie con sostanze inutili e/o dannose.


Ieri fu il 'siero Bonifacio' e la cura 'Di Bella', oggi la 'Stamina' di Vannoni: terapie della 'speranza' che finora non hanno mai superato una seria sperimentazione, che sono costruite sul culto della personalità e mai su effettivi resoconti medici; terapie che, nel migliore dei casi, attenuano i sintomi peggiori della malattia, senza però curarla: tipico il caso Di Bella e la sua Somastatina… Consiglio di approfondire l'argomento.

Tornando al film… molti dei farmaci che si vedono nella pellicola oggi sappiamo benissimo essere di nessuna utilità, come il Peptide T, altri decisamente dannosi nella cura dell'HIV, come generalmente l'Interferone. Non così per il Diflucanozolo ma... le spese mediche vanno comunque fatte in farmacia con la ricetta, non al cinema.

Veniamo al film… 



Beh, visto 'cum grano salis' è bellissimo. A parte la buona ricostruzione d'epoca, ma è quanto di meno possiamo aspettarci da un film americano, è la prova attoriale a colpire. E' diventato di moda parlare della 'scoperta' McConaughey; di certo questo attore, avendo approfittato di adeguata fisica beltà, è conosciuto soprattutto per pellicole rosa/brillanti raramente degne di memoria, tuttavia vidi in lui grandi potenzialità già quando, assai giovane, fu uno degli attori principali del bellissimo 'Contact'.
Negli ultimi anni pare aver raggiunto la piena maturità e, paradossalmente, sta dimostrando enorme bravura soprattutto nell'interpretazione di personaggi alquanto antitetici rispetto alla prima parte della sua carriera. Recuperate il recente 'Killer Joe' per fare un esempio: oggi è difficile interpretare in maniera originale un serial killer.
Nella miglior tradizione dell'actor studios, il nostro si è sottoposto ad un regime alimentare forzato (ed immagino folle) per perdere in pochi mesi più di venti chili.
Nel film hai davvero paura che possa morirti lì davanti in qualunque momento.
L'ho visto in lingua originale, sottotitolato naturalmente, e l'interpretazione è da cinque stelle anche… 'verbalmente'…
Non da meno un Jared Letho, transessuale e tossicodipendente, allo stato dell'arte.

Assolutamente consigliato

Gravity



Non sapevo bene cosa aspettarmi... fra chi lo definiva il primo film 'realistico' sull'avventura spaziale e chi ne parlava come di qualcosa difficile da inquadrare, comunque emozionante e di grande qualità visiva...
Sono uscito dal cinema perplesso, non sapendo bene cosa avessi visto.
Un film di fantascienza ? Indubbiamente si: quello che fa la protagonista, per quanto 'spacciato' per realistico, va ben oltre l'assurdo ed a chiunque abbia, come me, qualcosa più di un'infarinatura sull'argomento la cosa risulta palese.
E' una 'storia' ? Diciamocelo, la storia in se non c'è proprio... una mera scusa. Tutto si traduce in un canovaccio di due righe scarse.
Dunque... soltanto 90 minuti scarsi di (eccellenti e coinvolgenti) effetti speciali ?
Ero arrivato a crederlo, poi ritengo di aver trovato una chiave di lettura...
Cuaron, come nel precedente e discusso 'I figli degli uomini', non ha la mano troppo leggera in fatto di metafore...
Ed in 'Gravity' il messaggio suggerito, almeno secondo me, è alquanto triste.
Allo stato attuale delle cose, l'Uomo ha raggiunto i suoi limiti.
Tsiolkovsky, il teorico russo del viaggio spaziale, cento anni fa disse che la Terra era la culla dell'Uomo, ma che nessuno poteva davvero desiderare di vivere nella culla per sempre.
Negli anni 60 e, in parte, 70, ci abbiamo creduto. Abbiamo pensato che saremmo stati in grado di vincere anche l'ambiente più ostile e refrattario alla vita per piegarlo ai ns bisogni: lo Spazio.
Poi... la conoscenza, invece di aiutarci a risolvere i problemi dati dall'eventuale colonizzazione del Cosmo, ci ha semplicemente mostrato un susseguirsi di difficoltà sempre maggiori e sempre più insormontabili, difficoltà che rendono al momento pressoché impossibile per l'Essere Umano spingersi oltre la Luna, un traguardo da poco che abbiamo sul pianerottolo di casa.
Un susseguirsi di avvenimenti, solo in parte plausibili, nel film ci mostra come anche la ns presenza in orbita 'bassa' sia potenzialmente effimera, fragile: un avamposto di cartapesta contro potentissimi marosi...
Quindi l'unica possibilità è tornare a casa, una casa che, senza spoilerare, avrà modo di farci comunque vedere come l'Uomo non sia benvoluto ed immune da rischi neppure nel suo habitat naturale.
E' triste: da giovane credevo davvero che avremmo costruito basi sulla Luna, e saremmo arrivati su Marte, durante la mia vita ma...
E' troppo difficile, troppo lontano, troppo estremo... e gli indubbi benefici dati da quelle che sarebbero comunque spese mostruose non si vedrebbero che troppo tardi per chi volesse investire oggi sullo Spazio.
Il sogno non è perduto: per fortuna le nostre sonde automatiche ed i nostri telescopi ci hanno permesso di apprendere tanto, ogni giorno di più,  e non importa se tutto questo dovesse restare più o meno fine a se stesso...
La 'Conoscenza' è l'unica possibilità che abbiamo di sfuggire ad un destino già scritto.


Forse gli Alieni non verranno mai ad invaderci od a salvarci: probabilmente l'Uomo, nel più ottimistico dei casi, non metterà mai piede oltre Marte prima di estinguersi.
E questo è quanto vuole suggerire Cuaron: forse è una gara che non possiamo vincere... ma ci stiamo provando... e guardare la Terra, sospesi nel cielo a duecento chilometri d'altezza, vale sicuramente lo sforzo.

mercoledì 29 aprile 2015

Brevi considerazioni sulle FanFiction

Per quanto pleonastico, meglio spiegare brevemente cos'é una fanfiction.
Altri non è che un componimento, generalmente letterario ed in prosa, dove l'autore prende in prestito un 'mondo' creato da altri quale base di partenza.
Le enormi possibilità date dalla tecnologia consumer ha ovviamente aperto la strada a tante altre forme di fanfiction, che non affronterò al momento.
Potremmo tecnicamente parlare di 'apocrifo' anche se, ad onor del vero, questo termine è più che altro utilizzato per indicare testi religiosi dall'incerta provenienza, rifiutati dal dogma.
Più semplicemente, parliamo del desiderio di scrivere, di mettere alla prova la propria fantasia, che colpisce più o meno tutti nella vita. Più o meno…
Partiamo da un presupposto chiaro: non si parla di autori che scrivono per professione, qualunque essa sia, e che (si spera) abbiano un bagaglio culturale e/o qualcosa di interessante da dire.
La fanfiction è cultura popolare, che nasce dal basso, indiscutibilmente velleitaria ed edonistica.
La differenza fra chi scrive fanfiction e chi soltanto testi originali non è da ricercarsi tanto nella 'qualità' del prodotto, raramente degna di nota in ambedue i casi, quanto nell'impegno generalmente effimero, a scadenza, dei primi, sempre se parliamo di persone che scrivano solo fanfiction ovviamente.
In questi, soprattutto di giovane età, si tratta generalmente di infatuazioni che spariscono presto.
Probabilmente per la maggioranza degli scrittori amatoriali la fanfiction è soltanto un diversivo, un momentaneo, oppur ricorrente, atto d'amore nei confronti di un'opera altrui.
Le fanfiction si scrivono da sempre, ed hanno iniziato a far capolino nella 'pagina dei lettori' nei grandi giornali fin dal 19° secolo.
Da quando la letteratura è diventata qualcosa di disponibile, usufruibile e, sempre più, espressamente rivolta anche ad uso di quel che veniva chiamato 'ceto medio'.
L'avvento del cinema e della televisione hanno dato un'infinità di materiale su cui poter lavorare… ognuno con gli scopi più diversi, che vanno dalla semplice parodia fino al desiderio, velleitario quanto si vuole, di migliorare l'originale…
Non di rado si prende in prestito l'altrui immaginario per scaricare responsabilità dal proprio, magari intimamente ritenuto in qualche modo discutibile.
La fanfiction odierna nasce nelle fanzine, pubblicazioni amatoriali inizialmente rivolte ad un piccolo gruppo ben definito ed affine, nei tardi anni 60.
Uno dei principali motori di diffusione fu, ed è ancora, Star Trek.
Come è noto, fin da subito la saga creata da Roddenberry ebbe il supporto di un inizialmente piccolo, ma agguerrito, esercito di fan, che paradossalmente crebbe nel lungo periodo trascorso fra la messa in onda dell'ultimo episodio della TOS (the original serie, quella con Kirk e Spock tanto per capirsi) fino al ritorno (stavolta al cinema) con Star Trek: the motion picture.
Un gruppo di fan che in quegli anni portò avanti il 'verbo' Trek, supportati da infinite repliche della serie in syndacation, tramite convention, associazioni, fanzine autoprodotte…
Il loro primo desiderio fu portare avanti le avventure dell'Enterprise, prematuramente interrotte da una visione miope dei grandi network televisivi. Quel che avevano visto non gli era bastato, volevano altro e, accanto a giochi, libri e fumetti supportati dai diritti di autore, apparvero migliaia di racconti scritti dai semplici appassionati, nel tentativo di colmare una richiesta insoddisfatta.
Il resto è storia…
Il fenomeno è rimasto invisibile ai più per anni, racchiuso nel mondo sotterraneo delle fandom.
Poi è arrivato Internet, che ha dato potenziale visibilità a tutti, in una specie di orgia warholiana…
Oggi si trovano fanfiction su ogni cosa, un'enorme quantità di parole.
Addirittura esiste un sistema di codificazione, universalmente accettato, per definirle e classificarle !
Se volete saperne di più, basta andare su Wiki a questo link:
fanfiction
Francamente è una cosa piuttosto demenziale…
Ritengo tuttavia che la facilità di diffusione non abbia avuto effetti positivi macroscopici:
-la qualità media non è aumentata.
-si continua a scrivere fanfiction, ma se ne legge pochissima, sia per le scarse aspettative che per l'insofferenza nel dover inevitabilmente paragonare il proprio immaginario a quelli di altri allo stesso livello.
-l'endemica tendenza al marisuismo.
-l'associazione automatica, da parte del 'pubblico', con altre pratiche nate nelle fandom, senza dubbio pittoresche (quando non squalificanti) come il cosplay, che ne riducono l'interesse in quanto giudicate a prescindere di scarsa serietà.
-l'attuale tendenza a voler stupire con plot ormai scontati, a base di amori omosessuali e/o esplicite rappresentazioni erotiche dell'intimità dei protagonisti: trame che, ad esser sinceri, mi annoiano mortalmente. Non parliamo poi degli improbabili crossover...
Una curiosità sull'ultimo punto: per chi non lo sapesse, una delle pochissime opere di fanfiction ad aver avuto, dopo adeguati aggiustamenti, un'evoluzione commerciale, peraltro di grande (ed inspiegabile, è scritta davvero male…) successo, è la famigerata '50 sfumature di grigio', in origine dedicata alla serie 'Twilight'…
Per quel che mi riguarda… scrivere mi piace e la mia unica forza, ben conoscendo le mie modestissime doti, è il non prendersi mai troppo sul serio.
Le poche, brevi, storielle che ho buttato giù negli ultimi anni non sono scritte particolarmente meglio di una lista della spesa, ne probabilmente sono più interessanti… A pensarci bene ho dei dubbi anche sul primo punto.
Fra queste, alcune si possono decisamente definire fanfiction.
A riguardo posso dire che, è vero, c'é uno strano senso di competizione con l'opera originale… poi ognuno vi si intrufola come preferisce. Il mio approccio è stato finora piuttosto variegato: una semplice variazione sul tema, una parodia pecoreccia, una giustificazione ad alcuni buchi narrativi presenti nell'opera coinvolta e, infine, la pretesa di aggiustare un indirizzo non gradito preso dalla propria fiction di riferimento…
Siamo onesti, scrivere fanfiction sconfina nell'ozio.
Però… ritengo sempre che 'scrivere' sia un buon allenamento, a prescindere, da farsi prima di tutto ad uso proprio. Se abbiamo qualcosa da dire… qualcuno se ne accorgerà.
Speriamo non per farci causa...

Piccola considerazione da vecchio nerd… con ovvia citazione cinematografica: spero che un certo regista non necessiti mai delle mie cure (incidentalmente sono un infermiere), perché Vulcano non deve morire...

lunedì 27 aprile 2015

Il futuro del modellismo. Appendice: Il lascito

Appendice: Il lascito

-No, no, no !!!
L’individuo in prima fila, elegante e d’imponente aspetto, aveva catalizzato l’attenzione del pubblico abbandonando la sua sedia e mettendosi a lanciare improperi verso il palco.
-Queste sono assurdità ! Bugie ! Ma vi rendete conto ?
-Professor Verin...- la voce, calma ed accattivante, riportò l’attenzione sul relatore principale della conferenza: -Professore, conosciamo le sue posizioni ma... se vuole esprimerle, per quale motivo non si è voluto unire a noi sul palco ?
Verin lanciò un’occhiata di disappunto al suo interlocutore e, platealmente, si girò alla volta
dei presenti in sala: -Signori, io non voglio essere complice di questa pagliacciata. Qui, stasera, ci sono persone che vogliono mettere in dubbio non un fatto, non un singolo avvenimento e neppure un periodo storico... qui ci sono dei pazzi che vogliono riscrivere l’intera storia della Terra !
Così dicendo, indicò i tre relatori sul palco, compostamente seduti sui loro sgabelli e, dopo aver lanciato una specie di sibilo, gettò sul pavimento il programma della conferenza lasciando la sala, accompagnato da qualche applauso e da molti fischi.
Rufe Gror scosse lentamente la testa e si avvicinò di nuovo il microfono: -Torni quando vuole, professore- la voce si alzò di tono -saremo sempre disponibili per un contraddittorio motivato dai fatti e non da slogan oscurantisti !
Molti fra il pubblico si alzarono in piedi ad applaudire, altri sembravano condividere molto meno entusiasmo.
-Comunque...- Rufe tornò a parlare: -Comunque è ora di affrontare l’ultima evidenza.
Le luci della sala si spensero ed un ampio schermo si illuminò dietro i relatori.
Seguito dalla sala in perfetto silenzio, un breve video spiegò le incredibili circostanze che avevano permesso la scoperta di quella che, dicevano, era senza dubbio la prova definitiva, la certezza assoluta.
Poi apparvero le foto.
Molte erano state le indiscrezioni, ma nessuno aveva ancora avuto modo di vedere che cosa era l’oggetto di cui si parlava da tempo.
L’oggetto che era stato consegnato fin dal suo ritrovamento in mano alle massime autorità scientifiche mondiali, così da permettere un’attenta analisi ed una sicura certificazione d’autenticità.
L’oggetto che non poteva esistere.
L’oggetto vecchio di milioni e milioni di anni, forse centinaia di milioni.
Ed ora lo stavano guardando tutti.
L’aspetto era ovale, grande più o meno come una testa, ed era... trasparente.
L’avevano trovato durante una perforazione industriale, a chilometri e chilometri nel sottosuolo.
Tutte le analisi indicavano si trattasse di un pezzo di resina, di strana composizione ma nulla che non si fosse già visto. Quel che faceva la differenza era imprigionato all’interno.
Ed ora potevano vederlo.
Quando le luci si riaccesero tutti erano ammutoliti.
-Bene...- Sul palco, il dottor Friinkhi prese la parola: -La prima cosa che viene in mente è... E’ uno scherzo ? Un tiro mancino di pessimo gusto ? Magari per screditare la nostra linea di pensiero ? No, no signori miei. Quest’oggetto esiste, è un manufatto e risale ad un’era compatibile con le nostre interpretazioni.
Restò in silenzio per alcuni secondi, ovviamente catalizzando l’attenzione della platea.
-E’ la pistola fumante, la prova inattesa e definitiva. Le nostre convinzioni vengono da lontano, dal ritrovamento dei primi fossili di esseri morfologicamente adatti all’intelligenza. Insieme a questi, nel corso dei decenni, si sono rinvenute altre prove... fossili di oggetti senza dubbio appartenuti ad una cultura superiore...
-Questo lo dite voi !- La voce partì dal pubblico, ma Friinkhi la ignorò.
-...Dicevo, fossili che sono stati inizialmente derisi o scambiati per altro, così come strani ammassi ferrosi e di altre sostanze impossibili da sintetizzare in natura...
-Scusi dottore, mi permetta di confutare questa sua ultima affermazione... se la natura è stata in grado di... ‘sintetizzare’ esseri come noi... forse non è da sottovalutare.
Dal pubblico giunse una breve risata alla volta del professor Grattel, l’ultimo dei relatori ad essere entrato in causa.
-Su questo non discuto, caro professore- ribatté Friinkhi -comunque ne converrà che quella che sembrava un’assoluta eresia ha preso esponenzialmente piede nel Mondo... e non soltanto, come sostengono alcuni, fra un’opinione pubblica suggestionabile...
-Direi anzi- era Rufe a parlare -che spesso la gente ci è nemica. Confermare le nostre idee
creerebbe non pochi sconvolgimenti... muterebbe i termini della sempiterna domanda, ‘chi siamo ?’, naturalmente non parlo poi delle religioni...
Il dottor Friinkhi parve arruffarsi, salvo intervenire con un tono di voce molto basso e profondo: -Un ricordo per i ricercatori uccisi od imprigionati nei paesi intolleranti.
I presenti appoggiarono brevemente il palmo della mano destra sul cuore.
Rufe riprese la parola: -Come si dice... torniamo sul pezzo. L’oggetto imprigionato nella bolla di resina non è il solito insetto. Ha due ali, ha qualcosa che sembrano zampe con delle... ruote...
Dal pubblico si levò un mormorio.
-Ha una colorazione netta e simboli che nulla hanno a che fare con i frattali della natura... Scrittura, ecco di che si tratta! E’ un oggetto costruito da mani sapienti, forse rituale, forse di una qualche utilità che non scopriremo mai ma...
Sorrise alla volta del pubblico: -Che io sia dannato se non sembra in tutto e per tutto un aereo delle guerre civili centro meridiane !
Come un terremoto in lento crescendo, la sala faticava ormai non poco a star quieta.
Innumerevoli discussioni stavano sorgendo fra le persone del pubblico. Il brusio era diventato schiamazzo, e lo schiamazzo si stava tramutando in urla.
-Calmatevi ! Siamo scienziati, signori !
-Bastardi, questa è opera dei demoni !
La sala era diventata un ring. Alcuni si stavano sfilando i vestiti e ringhiavano alla volta dei vicini, altri lasciavano la stanza di corsa. Senza dubbio c’era chi stava telefonando alle forze dell’ordine.
Defilatesi, Rufe, Grattel e Friinkhi uscirono dal retro e raggiunsero un taxi.
Grattel si tormentava i canini con le unghie: -Anche stavolta avete combinato un bel casino, e domani sarete su tutti i giornali...
-E’ quel che vogliamo, che ne parlino- Rufe sorrise al professore: -Ci pensiamo da decenni, ma chi ha abbracciato la nostra causa sa che la diffusione della verità, pur se dolorosa, è meglio del buio e della bugia...
-Non che al buio ci si veda troppo male...- Chiosò Friinkhi.
-Il buio è sicuramente comodo- Rufe si stava stirando sulla comoda poltrona del Taxi -ma dalle nuove consapevolezze possiamo soltanto acquisire forza. Il Mondo deve sapere, deve sapere che non siamo i primi.
Friinkhi si levò di tasca una foto dell’artefatto e se la rimirò per la millesima volta: -La pistola fumante...
Rufe non ci faceva ormai più caso, non dormiva da ben sei ore ed era esausto.
Si lisciò con cura le vibrisse e si appisolò con la coda attorcigliata all’addome.

Il futuro del modellismo 3/3: futuro plausibile



3di3: futuro plausibile

-Marta ?
-Si, dimmi.
-Mi spiace... il babbo ha detto che dobbiamo andarci noi.
-E che cazzo !
-Dai, ci mettiamo cinque minuti...
-Li conosco i tuoi cinque minuti ! Mi immagino che perderemo tutto il pomeriggio... io ho da fare, sai ?
-Dai... e che avrai mai da fare...
-Senti, non farmi incazzare più del dovuto... ci ritroviamo lì alle quattro, va bene ?
-Oggi pomeriggio ?
-E che ti credevi, domattina ? E non dimenticarti di
prendere le chiavi !

La telefonata si interruppe bruscamente. Andrea non se ne ebbe a male, ben conoscendo il carattere irascibile della sorella.

-Babbo, che fai ?
Mirco sorrideva guardando il padre, mentre le dita della sua mano destra saettavano sicure sulla fonopiastra incollata al dorso dell'altra mano.
-Ciao, tesoro ! Sempre a messaggiare, eh ?
L'uomo sorrise e fece per prenderlo in braccio, ma il bambino sfuggì alla sua presa e lo guardò in maniera quasi offesa: -Babbo ! Ho otto anni, sono grande per queste cose !
Andrea abbozzò un sorriso e scosse la testa: -Non sei ancora così grande...
-Torna a dirmelo quando mi avrai battuto a 'Total Soccer XXV'- disse il bimbo in tono di sfida.
Il padre provò a replicare qualcosa ma il frugoletto si era già dileguato.
“Dovrei farmi dare ripetizioni di nascosto da qualcuno... non posso sempre farmi massacrare ai videogiochi da un moccioso...” Pensò l'uomo, fra il serio ed il faceto.

Dopo lunga ricerca di un parcheggio, Andrea abbandonò l'ElettroSmart nel piccolo spazio libero fra due enormi Audi A60 e si incamminò verso l'appuntamento con la sorella.
Marta, nervosa come sempre, lo attendeva davanti alla porta di un vecchio caseggiato.
-Ce ne hai messo di tempo...
-Sono le 16 adesso, pertanto sei tu ad essere in anticipo...
-Senti, non discutiamo e vediamo di fare questa cosa velocemente. Fra due ore al massimo devo essere da Fulvia e le altre: mica penserai che voglia rovinarmi il sabato per questa cazzata, vero ?
Andrea evitò di replicare, sapeva bene come sarebbe andata comunque a finire, pertanto abbozzò un sorrisetto ed aprì il portone dello stabile.
L'appartamento era al quinto piano e, come si ricordava di aver sempre visto, l'ascensore era fuori servizio.
Marta imprecava ad ogni scalino: -Ecco perché quel deficiente dello zio non usciva mai di casa... vecchio e malandato com'era figurati se riusciva a fare le scale.
-Magari un po' di rispetto, l'abbiamo seppellito da due giorni... no, Marta ?
La giovane donna arricciò il naso e strinse fortemente le labbra, evitando di esprimere ulteriormente il proprio disappunto.
-Ecco il sancta sanctorum...
-Eh ?
-Non ricordi, Marta ? Chiamava così casa sua.
-Era proprio strano, si...
Aprirono l'unica porta del pianerottolo e furono subito investiti da un atroce odore di fumo stantio.
-Ma che schifo ! Si soffoca... apri la finestra prima che mi metta ad urlare !
Andrea spalancò le finestre dell'intero appartamento, non senza difficoltà: sembravano chiuse da sempre.
-Come avrà fatto ad arrivare a quest'età con tutte le maledette sigarette che si fumava... e dove le trovava poi... sono anni che non vedo più una persona fumare. Vietarle dovevano, e già !
Dopo l'ennesimo sfogo, la donna iniziò a guardarsi intorno: -Ma... Madonna mia che casino !
L'appartamento era caotico: piatti sporchi appoggiati in ogni dove, vestiti per terra e scaffali stracolmi di cose in equilibrio alquanto precario.
-Ma questa è una discarica ! Pensi che qualcuno abbia frugato per cercare robe di valore...- Marta assunse un atteggiamento sospettoso -...magari qualcuno dell'agenzia, quando sono venuti a prenderlo ? Oppure qualche vicino di casa...
Andrea sorrise e mise le mani avanti: -No, no... Lo zio non era proprio un campione dell'ordine, è tutta farina del suo sacco...
-Guarda quanti libri, quanti hard disk in giro... E... però, che bel computer di ultima generazione... fortuna che si lamentava sempre di non avere un soldo...
Marta iniziò a sfogliare distrattamente un paio di volumi: -Bah, tutta merda, di quella che piaceva a lui. Io non voglio niente di questa roba.
-Il babbo ha detto che possiamo prendere quel che vogliamo e che il resto lo farà sgomberare da qualche agenzia- Andrea stava a sua volta controllando la biblioteca -se sei d'accordo i libri li prendo io.
-Fai pure !- Disse la donna, frugando nei cassetti: -Cercavo qualche fonopiastra ma sembra che non ci sia nulla...
-Usava uno smartphone vecchio come il cucco, i contatti li teneva soltanto al computer.
-Certo, per parlare con altri vecchi rincoglioniti come lui !- Disse la donna, sprezzante.
Andrea tornò per un attimo con il pensiero al funerale di due giorni prima: aveva avuto l'accortezza di chiamare ed informare tutti i contatti che aveva trovato e, con sua somma sorpresa, considerata la presunta misantropia dello zio, era rimasto perplesso davanti al gran numero di persone venute alla cerimonia. Perlopiù era gente molto anziana, da mezza Italia ed anche oltre.
Di nascosto li aveva ascoltati, mentre parlavano fra loro, gli era sembrato usassero quasi un codice... parlavano di cose strane ed incomprensibili.
-ODDIO ! Ma questo è un delirio !
Marta si ritrasse inorridita dopo aver aperto la porta di un'altra stanza. Andrea si affacciò sullo stipite con estrema curiosità.
La stanza era enorme e tutte le pareti, fino al soffitto, erano stipate di scatole, scatole impilate una sull'altra, scatole, scatole ed ancora scatole... L'unico elemento di arredamento erano delle enormi vetrine, ed un grande tavolo in mezzo alla stanza.
-Questo è... dove lavorava, immagino.
-Lavoro un cazzo !- La giovane donna iniziò a tirar fuori qualche scatola dalle pila: -Guarda ! Le bambinate che faceva lui. Ci saranno migliaia di... modelli ? Come si chiamano queste schifezze ?
-Sono rappresentazioni in scala di oggetti reali della Storia, quasi sempre...
Andrea si sedette al tavolo, ed osservò con interesse la miriade di barattoli di colore, colle e tante altre cose alle quali non era sicuro di saper dare un nome.
Sul tavolo giaceva una scatola aperta, con tanti pezzi di plastica sparsi. Alcuni erano stati incollati, altri già verniciati. L'uomo prese in mano una specie di penna collegata ad un tubo, a sua volta collegato ad uno strano macchinario che riconobbe essere un compressore.
-Invece di farsi una famiglia, questo stupido preferiva stare a giocare come i bambini con queste cose inutili...
-Marta, adesso mi hai rotto i coglioni !
Andrea si alzò di scatto ed era scuro in viso: -Prova a portare un po' di rispetto per quell'uomo, ti ricordo che è lo stesso che ci riempiva di regali in occasione di ogni festa e...- la guardò con fare accusatorio -...soprattutto a te, ricordo, ti ha salvato il culo mille volte con il babbo quando eravamo giovani... o te ne sei già scordata ?
La donna divenne rossa in viso e fece per replicare, ma Andrea non glielo permise: -Se parliamo poi di 'utilità' dovresti spiegarmi la necessità delle borse di marca che cambi ogni sei mesi, od il motivo per cui hai una stanza soltanto per tenerci la tua collezione di scarpe, oppure...
-Ho capito, ho capito... con te non ci si parla.
Marta si girò di scatto e tornò ad esplorare quella casa che a lei sembrava sempre più un caotico magazzino, troncando ogni ulteriore polemica.
-Comunque il computer lo prendo io... spero che non serva ripurirlo da tonnellate di petabyte di donnine nude o chissà quale altra schifezza !- Bofonchiò fra se, in modo che il fratello potesse comunque sentirla.
Ma Andrea aveva smesso di ascoltare.
Si aggirava fra le... scatole, leggendone il contenuto, a volte aprendole e studiandole.
Lo zio aveva sempre avuto quella passione, così strana e desueta.
Ricordava i pomeriggi da lui, quando era bambino, e le ore passate assieme. Lo zio aveva provato, senza forzature, ad insegnargli a costruire quelle cose e ricordava pure il sincero entusiasmo che gli stava trasmettendo per quel mondo particolare... Poi si incupì: il pensiero della sua povera madre, che si arrabbiava per aver sporcato di colla un tavolino a casa e che telefonava allo zio, vietandogli assolutamente di continuare a traviarlo con 'quelle stupidaggini per deficienti'.
Lui, comunque, aveva continuato a costruire modelli, tutte le volte che andava a trovare lo zio ma, soprattutto, ricordava affascinato le mille storie che quell'uomo, che per lui era sempre stato anziano, gli raccontava in relazione a quel che stava costruendo...
Ecco uno Spitfire, che cento e rotti anni fa aveva salvato la Gran Bretagna da Hitler, ed ecco un bombardiere B-17, che aveva restituito con gli interessi ai tedeschi morte e distruzione.
Si rigirò fra le mani la sprue di un caccia Efa, l'ormai obsoleta carretta da poco dismessa dall'aviazione nazionale, e quello era un carro Mark I... un mostro di una guerra ormai lontanissima.
Si stupì di ricordarsi quelle storie che lo zio gli aveva mille volte raccontato, ormai tanti anni prima.
Poi, quasi con paura, si avvicinò alle grandi vetrine, dove erano ammassati centinaia di modelli terminati: ne prese con religiosa attenzione alcuni in mano, studiandoli nei particolari.
Si mise a singhiozzare.

Rimasero nell'appartamento per un'altra oretta, poi venne il momento di andar via.
Marta non aveva quasi più parlato: gli occhi gonfi ed arrossati del fratello l'avevano lasciata un po' scossa tanto che, per un attimo, aveva quasi creduto di mettersi anch'essa a piangere.

-Tutta le cose del modellismo le prendo io... e ci penserò io a portarle via. Chiamerò i suoi amici, probabilmente qualcuno le vorrà.
-Quanto pensi di fargliele pagare ?
-Marta, ho intenzione di regalargliele.
-Sei proprio scemo. Ciao, ci sentiamo domani. Salutami quel rompicoglioni del babbo, che domani vado a fare un weekend a Londra con le mie amiche.

Mentre la sorella scendeva velocemente le scale, Andrea tornò sui suoi passi fino alla stanza dei modelli. Osservò la scatola aperta sul tavolo: era un Bf 109.
“Peccato, zio, questo non sei riuscito a finirlo...”
Un paio d'ore dopo era a casa.
Salutò sua moglie ed andò a cercare Mirco.
Il bambino stava davanti all'enorme monitor 3D del suo computer, stava giocando a qualcosa e, contemporaneamente, parlava in un fluente webenglish con alcuni suoi amichetti.
-Non si saluta il babbo ?
Il piccolo fece una risata e corse ad abbracciarlo, non prima di aver messo tutto in stand by.
-Guarda cosa ti ho portato...
Da sotto il soprabito tirò fuori una scatola che, simulando enfasi, diede al figlio.
-Wow ! Un gioco di guerra !
Andrea sorrise: -No, è un modellino.
-Eh ?
-Ti spiego...
Con trasporto, l'uomo spiegò al figlio cosa era il modellismo statico e come si praticava, cosa voleva rappresentare e l'appagamento che poteva dare.
Mirco ascoltò con interesse, mentre ispezionava la strana cosa portatogli dal padre.
-Bene, se ti va... potresti costruirlo... ti aiuterò io... così, tanto per ricordarsi dello zio: che ne dici ?
Il bambino fece una faccia seria: -Ci penserò, babbo, sembra interessante.
Andrea sorrise compiaciuto ed uscì dalla stanza.
Seduto, Mirco aprì la scatola e studio a lungo i pezzi. Ne stacco un paio dalla sprue e provò a farli combaciare. Lesse brevemente il foglio di istruzioni allegato e guardò con estrema curiosità il foglio decal...
...poi buttò tutto da una parte e tornò al suo gioco in chat.

Il futuro del modellismo 2/3: utopico


Utopia (2/3)
Tomcatters aprì gli occhi e combatté il desiderio di rimanere a letto per molti minuti... infine, controvoglia, riuscì a liberarsi dall’abbraccio della stupenda fotomodella bionda che continuava a dormirgli a fianco. Con attenzione spostò le lenzuola di seta, ricamate in oro zecchino e, evitando le lunghissime gambe dell’altra meravigliosa presenza femminile nell’ampio letto a sei piazze, una mirabile e giovane mulatta, riuscì pian piano a mettersi in piedi. Mentre sbadigliava davanti all’enorme specchio Luigi XIV, gli occhi gli caddero sulla sontuosa sveglia Rolex di platino: era mezzogiorno meno dieci.
‘Solo il mio spiccato senso del dovere può spingermi a certe levatacce !’ Pensò, un po’ adirato.
Con addosso un ampio kimono superò molte stanze ed arrivò in un grande salone, pieno di olo-monitor di ogni dimensione possibile.
Seduto su di un’enorme poltrona comoda ed avvolgente, iniziò a muovere le mani in aria, attivando i mille sensori che l’avrebbero messo in comunicazione col Mondo.
L’immagine del fido Kruaxi, il suo antico consigliere, si materializzò nitida in mezzo alla stanza.
-Ehi capo ! Buongiorno !
-Piano Stefano, piano... Sono ancora in pieno risveglio, dammi tempo, non infierire...
Il volto di Kruaxi parve per un attimo esprimere un vago disappunto, ma immediatamente tornò il sorriso sotto gli ampi baffi curati ed ossigenati. I suoi ottanta anni erano del tutto invisibili sotto l’azione di efficaci terapie ringiovanenti e della moderna chirurgia estetica: ormai con i soldi si poteva fare davvero tutto.Tomcatters parve lentamente riprendersi dopo aver iniziato a mangiare un'enoerme fetta di pane con olio e pomodoro, apparsa come per magia su di un piccolo tavolino accanto alla poltrona.
-Va bene... dimmi, oggi come siamo messi ?
L’immagine del consigliere sembrò illuminarsi: -La legge è stata approvata in via definitiva. Anche in Italia il modellismo statico è diventato materia obbligatoria nelle scuole. Le nostre azioni...
-Siiii...- sussurò Tomcatters, allungando la testa alla volta dell’ologramma.
-...le nostre azioni hanno avuto un incremento del 92 % nell’indice Dow Jones ed a Milano sono state sospese per eccessivo rialzo...
Tomcatters si alzò di scatto, versando nella foga dell'olio sul pavimento, subito pulito da un veloce robot spazzino: -No ! Cazzo, no ! Vediamo di controllare un po’ meglio questi parametri... Non voglio azioni che non si possano vendere in quanto troppo costose...
L’immagine dell’uomo sembrò entrare in pausa per una frazione di secondo, poi Tomcatters vide il suo amico scuotere bonariamente la testa: -Vecchio mio, negli anni è stata una crescita costante, e mai un calo. Il mercato sa che siamo affidabili e che la nostra fortuna è costruita su basi concrete, non su speculazioni. Le vendite ci stanno dando ragione.
-Va bene, tanto in queste cose la sai più lunga di me...- disse Tomcatters, tornando a mordicchiare la sua fetta di pane, ben sdraiato sulla comoda poltrona.
-In questi giorni si stanno anche aprendo le iscrizioni per i nuovi corsi di laurea in modellismo di quest’anno, ti ricordo che la borsa di studio 'No limits' è una delle più prestigiose ed ambite, pertanto...
Tomcatters alzò una mano alla volta dell’immagine: -Amico mio, pensaci tu non ho tempo, ciao !
Kruaxi non fece in tempo a protestare che già era scomparso nel nulla.
Sbuffando, Tomcatters, presidente e fondatore di 'No limits', uno dei cinque marchi più famosi del globo, mosse un dito alla sua destra ed un'altra immagine si concretizzò nell’aria.
-Ciao Luigi, novità ?
-Signore, mio signore, come sta ?
-Bene, bene... alzati per favore, mi metti sempre in imbarazzo.
L’uomo, di giovanissima apparenza, era Pilgrim. Il suo atteggiamento sempre amichevole ed apparentemente umile aveva ingannato molte persone: Tomcatters ne aveva immediatamente intuito le potenzialità e ne aveva fatto una potente eminenza grigia.
Rialzatosi dall’inchino, Pilgrim sostenne tranquillamente lo sguardo del suo capo, dimostrandogli una volta di più di essere tutt’altro che un gregario.
A Tomcatters piaceva avere soltanto il meglio a sua disposizione.
-Signore, guardi- Pilgrim indicò un punto nell’aria, dove fasci di luce perfettamente combinati crearono l’illusione di una grande immagina statica.
-Oddio, ancora...
-Si signore, è ancora l’uomo dell’anno per TIME.
Tomcatters guardò la copertina del famoso magazine ed allargò le braccia sconsolato.
-Ormai sono un segregato... mi conoscono tutti, non posso muovere un passo senza dieci uomini di scorta... ma è vita questa ? Insomma...
Pilgrim ben conosceva i tempi delle conversazioni con il suo capo, pertanto rimase in attesa della fine della lunga, inevitabile e ben nota scenata giornaliera di autocommiserazione del boss di No limits.
Infine, stanco della propria isterica performance, Tomcatters tornò a sprofondare sulla poltrona: -Luigi, ti chiamo io in serata, ciao.
Un gesto ed anche Pilgrim scomparve.
Ormai sveglio, ma già stanco, Tomcatters ripassò a memoria le mille persone che doveva contattare, dandosi delle rigide priorità: toccava a Ghibli66.
L’uomo apparve, vestito con una curiosa mimetica, accovacciato in una grande trincea fangosa, mentre tutto intorno piovevano granate e fischiavano pallottole.
-Fabrizio, ancora con questi giochi di guerra alla tua età ?
-Mauro- era fra i pochi che potevano chiamarlo per nome -tu non capisci... Le armate di Thunder fava ci hanno attaccato con un rapporto di dieci ad uno, ma visto che le comandava lui le abbiamo quasi spazzate via...
-Ok, ok !- Tomcatters alzò le mani al cielo: -Non discuto i tuoi passatempi, dimmi se c’é qualche novità.
L’uomo sorrise, mentre si aggiustava il casco sulla testa: -Nell’ultima settimana sono nate dodici nuove case di produzione, particolarmente interessanti gli stampi vietnamiti e quelli turkmeni. Mentre pare che le ultime produzioni mongole non stiano riscuotendo troppo successo. La FlyViet propone l’intera famiglia degli F-5 in scala 1:72, 1:48, 1:32 ed 1:16. Dalle prime immagini sembrano i kit definitivi... Fototoincisioni, resine, inserti in mogano ed oro.
Tomcatters scosse la testa: -Sento parlare da 50 anni di kit definitivo...
Per niente scomposto, l’uomo in mimetica tornò ad elencare le novità: -In definitiva circa 3001 nuovi prodotti in questa settimana, dagli aftermarket fino ai kit più complessi, e nonostante questi ritmi il mercato non è mai sazio...
-Già- il leader maximo di No limits parve un attimo fermarsi a pensare -chi l’avrebbe mai detto che il modellismo sarebbe diventato il principale hobby nel Mondo...
-Me lo sono chiesto spesso anche io- rispose Ghibli66 -eppure è stato capace di fermare guerre, pacificare popoli e sopprimere malattie... oltre a diffondere cultura e consapevolezza.
Tomcatters parve soppesare bene queste ultime parole, e senti crescere in se un moto d’orgoglio per quello che era stato il suo apporto a tutto ciò.
Congedato Ghibli66, si perse brevemente a cercare notizie generiche...
Il ‘gran tour’ che portava ormai in giro per il Mondo da 12 anni l’immenso museo modellistico di Supertorchio aveva fatto una tappa al Louvre, dove la Gioconda era stata momentaneamente rimossa per far posto all’esposizione.In tv si parlava di un fatto di cronaca e del processo che ne era scaturito: una causa molto seguita dal pubblico mondiale che avrebbe visto entro pochi giorni il verdetto. Due enormi partiti in contrapposizione si erano creati nell’opinione pubblica dopo che un uomo aveva strangolato la moglie, rea di avergli distrutto l’intera collezione di modelli. Era colpevole o giustificato dall’enormità dell’offesa subita ?
Lo stesso Kruaxi aveva finalmente raggiunto il suo scopo e si era comprato... l’Airfix.
Voci di corridoio giuravano fosse stato visto fare il bagno, dentro il suo deposito a forma di salvadenaio, in una piscina piena di bustine Airfix vintage.
Giulio, il suo capo assoluto della sicurezza, aveva convinto l’economato della necessità di comprare un paio di T-80, anziani ma ben tenuti, per controllare il perimetro della Reggia di Caserta, che Tomcatters aveva appena acquisito.
Preceduto da un breve squillo, l’ologramma di Gentleman Rider, il segretario personale e fidato tuttofare, si manifestò nella stanza.
-Devo ricordare gli appuntamenti del giorno...
-Uff... Dimmi, dimmi- rispose Tomcatters spazientito.
-Alle 16 c’é da tagliare il nastro, col sindaco ed il presidente di regione, di un nuovo asilo ed alle 17 abbiamo un thè con l’ambasciatore inglese. Per le 19 dovremo essere in udienza col Papa...
-Non ricordo di aver chiesto udienze al Papa !
-Infatti no, l’ha chiesta lui.
-Ah- Tomcatters appoggiò le mani sul viso -impossibile ricordarsi tutto...
-Infine, alle 22 saremo attesi per un incontro privato dalla contessa...
-Sarò atteso ! Caro Matteo...
Il segretario parve manifestare un moto di stizza e replicò con voce involontariamente stridula: -Oggi non dovrà lamentarsi, ha pochissimi impegni...
Tomcatters accennò un sorriso e spense il collegamento, salutando con la mano l’immagine che spariva.
Si lasciò nuovamente cadere sulla poltrona; con piacere sentì l’avvicinarsi di leggiadri passi a piedi nudi dietro di lui. Due mani sinuose ed eleganti, morbidissime e curate, iniziarono a massaggiargli lentamente la schiena.
Gli occhi gli caddero sull’ora olografica e perse la voglia di rilassarsi: aveva appena il tempo di farsi la doccia e prendere l’elicottero.
Stava per alzarsi quando un avviso di chiamata inatteso suonò nell’aria.
L'avrebbe ignorato ma, vedendo chi c’era in linea, decise di rispondere.
‘I vecchi amici meritano un po' d'attenzione' pensò.
Invecchiata, ma sempre solare, apparve l’immagine di GrilloStefano.
-Ehi, amico, come stai ? E’ passato proprio tanto tempo, eh ?
La giovialità di Grillo riusciva sempre a metterlo di buon umore.
-Carissimo, tutto bene... un po’ stanco... gli impegni sai... anche adesso sono di corsa, però avrò senza dubbio piacere di chiamarti nei prossimi giorni, e...
-Vabbé, vabbé... non ti preoccupare lo so- Grillo si mise a ridere -tutto sto’ successo è impegnativo, vero Mauro ? Ma ti capisco sai, ti voglio bene. Ti lascio ai tuoi impegni... ma dimmi solo una cosa Mauro.
-Prego ! Volentieri Stefano.
-A che stai lavorando ?
Qualcosa calò sulla conversazione, come un gelo.
Tomcatters, articolando un po’ a fatica, rispose: - Ehm... intendi... beh, nuove iniziative editoriali, sto finanziando una promettente azienda aerospaziale, volo qua e là... ho comprato una vecchia classe Nimitz in perfette condizioni ed ho fatto rimettere in condizioni di volo un F-14A... però... forse ti riferisci alla storia che sta girando su di una mia prossima discesa in campo con un nuovo partito politico... beh, credimi, ci sto pensando, però...
-No, no... Mauro, non dico queste cose- l’immagine di Grillo continuava a sorridere divertita -intendo modellismo... che stai costruendo ?
Tomcatters si alzò lentamente dalla poltrona, spostando di mala grazia le mani della bionda fotomodella dalle sue spalle: -Stefano, ma secondo te IO ho il tempo per queste BAMBINATE ?

Il futuro del modellismo 1/3: distopico

Il futuro del modellismo in tre brevi racconti

Notte di guardia in corsia... la mente vola libera alle tre, mentre le strade sono buie e la maggioranza delle persone dorme...
Mi son ricordato di una breve boutade letta su un lontano numero della rivista 'Robot' negli anni 70 e, sfruttandone l'idea, di getto scrivo qualcosa.
Non ricordo nulla dell'originale, soltanto l'idea di base.
Sostituisco dunque 'fantascienza' con 'modellismo'... e vediamo che ne viene fuori.


Distopico (1/3)   

L'antro era oscuro e puzzolente, perfettamente in linea col resto dei palazzi semidiroccati di quella strada abbandonata al margine della città senza nome. L'uomo vi era arrivato a fatica, tenendosi lontano dai falò dei senza tetto e dalle sinistre camionette blindate della polizia in perenne pattugliamento. Il viaggio era stato lungo: come un animale era passato di porticato in porticato, camminando faticosamente fra la sporcizia ed i grassi topi che infestavano ormai ogni dove.
'Non posso più farlo, non è cosa per un uomo della mia età...' pensò, mentre prendeva fiato appoggiato ad un muro marcio e pericolante.
Infine, col cuore che gli batteva all'impazzata, si inoltrò in quel pertugio misterioso, più simile ad una caverna che all'ingresso di un edificio.
Si guardava spesso alle spalle, per accertarsi che nessuno l'avesse seguito.
Se li avessero scoperti, se fossero caduti vittima di una retata della polizia... Scacciò con forza il cupo pensiero e, preso coraggio, percorse quell'ultimo, schifoso, corridoio.
Oh, mio Dio... ma cosa lo portava ancora lì ? Cosa gli faceva rischiare di nuovo la vita ? Forse... forse un ultimo stimolo, un'ultima emozione, un'ultima scusa per continuare a sopravvivere in un mondo completamente andato a gambe all'aria.
In fondo, nel buio più totale, una piccola porta.
Appoggiò un orecchio su di essa e rimase in ascolto: non un rumore, non una parola...
Per un attimo ebbe il terrore di essere rimasto solo, che gli altri fossero stati tutti catturati e giustiziati... peggio ancora, che fossero nelle mani della Guardia Morale: un destino molto più sinistro.
Strinse forte i pugni e scaricò la tensione come meglio poteva, infine, rassegnato a tutto, bussò alla porta.
Come di consueto usò il codice segreto: due tocchi ravvicinati, tre a diversi secondi l'uno dall'altro ed infine tre colpi quasi senza intervallo.
Attese.
Attese a lungo, poi...
La porta, cigolando, si aprì verso l'interno: entrò velocemente, chiudendosela alle spalle.
La stanza era squallida e senza finestre, dalle pareti pendevano brandelli di carta da parati marcita dal tempo e dall'incuria. Una fievole luce si accese improvvisamente, rivelando un grande tavolo circondato da sedie traballanti, sedie occupate.
-Sei arrivato infine, fratello... Non ci speravamo più.
L'uomo si girò alla volta del suo interlocutore e riconobbe, intabarrato in una pesante tunica scura, Gentleman Rider.
Per un attimo si stupì di quanto fosse invecchiato... una lunga barba bianca incorniciava un viso rugoso e secco che due grandi occhi acquosi non riuscivano ad illuminare in alcun modo.
-Non è stato facile- disse con voce stentoria -stavolta ho davvero avuto paura di non riuscire ad arrivare...
Gentleman Rider scosse la testa, come per dire che comprendeva, e gli fece cenno di unirsi agli altri.
Lentamente, incerto, si avvicinò al resto del gruppo.
Vi furono muti cenni di saluto, sorrisi abbozzati e qualcuno, addirittura, gli tese la mano.
Provo del fastidio nello stringere mani ossute e senza forza, mani asciugate dagli anni e da un'esistenza misera.
Infine trovò una sedia libera e vi prese posto, dopo essersi accertato che quel legno malamente tenuto insieme non avrebbe ceduto d'improvviso.
Mio Dio... erano rimasti in pochi... forse gli ultimi.
Li guardò attentamente ma non ne riconobbe molti: Grillo, con i suoi baffi bianchi come il latte e delle protesi potenziate per la vista e poi... ma si, quello era Ghibli66, magrissimo ed incartapecorito... E poi Giulio, orrendamente camuffato con una parrucca che neppure provava ad essere men che posticcia. Gli occhi infine si posarono sulle sue stesse mani, mani scosse da un continuo tremito e sudate per la paura. Non seppe identificare nessuno degli altri: 'eppure li devo conoscere tutti per forza', pensò.
-Fratelli, diamo inizio alla convention di 'No limits'- disse Gentleman Rider, tanto solennemente quanto a bassa voce: -Su cosa state lavorando in questo periodo ?
Prima... prima era diverso. Poi tutto era cambiato. Il potere assoluto ed oppressivo non gradiva la storia: 'Chi controlla il passato controlla il futuro' diceva Orwell... e qualcuno aveva applicato alla lettera questa infausta predizione.
Prima avevano vietato la memoria, era ormai impossibile sapere qualcosa di quanto era successo prima che 'loro' prendessero il potere. Le guerre corporative erano terminate da almeno vent'anni eppure erano state cancellate completamente dagli annali; tutto quel che era successo prima era sparito con i roghi dei libri in piazza e con l'oppressione dispensata dal pensiero unico.
Internet era stato smantellato, la tv aveva tre canali: uno dedicato al Calcio, l'unico sport permesso e promosso dal potere, l'altro conteneva soltanto interminabili talk show e giochi assolutamente imbecilli... il terzo era la Voce del regime, infarcito di proclami inframmezzati da cerimonie religiose.
Il modellismo era stato uno dei primi hobby ad esser messo fuorilegge, inizialmente con la scusa di essere 'pericoloso': ricordava benissimo le campagne contro colle e vernici, accusate di essere propedeutiche all'uso di droga, poi venne tirata in ballo la morale comune, che riteneva stupido e contrario al volere di Dio costruire riproduzioni della realtà, per non parlare della pericolosissima fantasia... Si veniva immediatamente arrestati, con l'accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, idolatria ed eversione; la condanna era sempre la solita: la morte.
Abbandonò i funesti pensieri, tentando di concentrarsi sulla riunione.
-Ma... Kruaxi ?
La domanda gli venne d'istinto, salvo pentirsene immediatamente.
I presenti abbassarono lo sguardo, alcuni scossero la testa: -Lo chiedi tutte le volte... è tanto, tanto tempo che...
Rimase muto.
Gentleman Rider allargò le braccia: -Fratelli, torniamo a noi e viviamo il presente... Marcello ?
Un uomo minuto e magro, con due occhi ancora incredibilmente vivaci, tirò fuori una piccola scatola e, lentamente, l'aprì.
Tutti osservarono con meraviglia quel piccolo oggetto... un aereo, un... Uno Zero !
-E' un Revell in 1:72, avrà almeno 80 anni...- disse l'uomo dagli occhi vivi -l'ho assemblato con la colla grattata via dai nastri adesivi permessi, ed ho usato pigmenti ricavati da piante macerate per dipingerlo...
Tutti i presenti espressero la loro approvazione con muti sorrisi e deboli pacche sulle spalle.
-Io... io ho fatto questo...- la voce veniva dalla parte più distante del tavolo, ma l'uomo riuscì a riconoscerne il proprietario: era senza dubbio Pilgrim !
Passato di mano in mano, arrivò anche a lui un figurino in 54mm, probabilmente un centurione romano o qualcosa del genere...
-Incredibile, Luigi- disse Gentleman Rider -non pensavo ne esistessero ancora... Se ti beccano con uno di questi in tasca...
Un'altra testa canuta fece per attirare l'attenzione su di se, quando...
-BANG BANG !
La porta fu scossa da due violenti colpi.
-Aprite, è la Guardia Morale ! Aprite la porta e stendetevi a terra con le mani intrecciate dietro la nuca, subito !
Pietrificati, tutti rimasero immobili per secondi; qualcuno chiuse gli occhi, come per scacciare un brutto sogno.
L'uomo sentì una forte fitta al torace, e si strinse il petto con le mani mentre scivolava velocemente nell'incoscienza...
'Non farete in tempo ad uccidermi' fu il suo ultimo pensiero.
Le botte sulla porta aumentavano di intensità, non ci avrebbero messo molto a scardinarla.
-Bene, era l'ora... Oggi è un buon giorno per morire !
Con grande fatica l'ultimo ad aver parlato, dal volto quasi invisibile sotto un grande cappello nero, buttò a terra le stampelle con le quali deambulava e tirò fuori da sotto il grande tavolo una massiccia cassa di legno che, subito aperta, rivelò la presenza di alcuni mitra M-16 e molte bombe a mano.
La porta stava per cedere.

Tomcatters, con gli occhi in fiamme, puntava il fucile d'assalto verso l'ingresso, mentre altri, rassegnati ed eccitati, usavano le ultime forze per imbracciare armi e togliere le sicure alle granate.
-Non ci avrete vivi.

Più vero del vero


Marco andò a ritirare il premio con malcelata insoddisfazione.
Accennò un sorriso di circostanza, ma di quel piccolo trofeo riusciva soltanto a vedere la targhetta del terzo classificato.
'Un altro bronzo' pensò cupo, 'rimango sempre e soltanto sul gradino più basso'.
Guardò con odio la piccola platea che lo applaudiva svogliatamente.

-Ore nove, ore nove !- Il pilota tentò un disimpegno mentre il mitragliere dorsale gridava nell'interfono.
-Buttati giù, buttat...- La frase si interruppe bruscamente, l'aereo tremò, come schiaffeggiato da
un'enorme mano. Dirk eseguì una mezza volta e riportò il suo Emil sulla scia del Blenheim, ma non fece in tempo a sparargli nuovamente: lo vide scivolare bruscamente di lato e perdere di schianto l'ala destra.
Non perse tempo a gioire; mentre si disimpegnava guardò il cielo alla ricerca di nuovi bersagli o di qualcuno
che avesse lui nel collimatore, ma sembrava non vi fossero altre minacce: solo croci nere e svastiche.
-Dov'é l'inglese ?- Tuonò il caposquadriglia in cuffia: -Saller, lo stavi impegnando.
-Ore tre in basso, sta cadendo a pezzi, comandante- disse Dirk -l'ho fregato.
-Sei certo ? Io non vedo niente.
Dirk guardò attentamente, tanto da mettere il suo Bf109 di taglio.
Il cielo era limpido, la visibilità perfetta, ma dell'inglese nessuna traccia.

Sulla via di casa, Marco era in auto con altri due amici.
Forse amici non era la parola giusta; condividevano la stessa passione e l'appartenenza allo stesso club di modellismo, ma
il tutto finiva lì. Marco non amava socializzare, nessuno aveva mai seriamente provato ad
infrangere l'evidente cortina di riservatezza che indossava in ogni occasione.
-Per me sbagli- esplose Luigi con la sua classica voce baritonale, incline alla risata ed al buonumore.
-Come puoi pensare di metter su un F-16 decente senza fotoincisioni ? Ho capito che ti stanno antipatiche ma… dai !- Sfoggiò il suo sorriso a 32 denti: -Il concetto di 'purismo' è ridicolo. Allora torniamo a costruire gli Airfix di trenta anni fa !
Vittorio era al volante e distolse un attimo gli occhi dalla strada per rispondergli, provocando una subitanea preoccupazione in Luigi, che ben ne conosceva la scarsa attinenza alla guida: -Ascolta, io non spendo centinaia di euro per fare piatto quel che è tondo, non mi sembra che questo sia un limite alla mia creatività, anzi !
I fari di un camion illuminarono l'abitacolo della Punto un po' troppo da vicino, ma questa era già tornata nella sua corsia prima ancora che Luigi riuscisse a dire 'attento !'
-Oltretutto- continuò Vittorio -chi è che ha vinto anche oggi ?
Luigi esplose in una delle sue risate -va bene, va bene... Onore al merito ! E' il ventunesimo oro che accatti, o sbaglio ?
-Sono ventidue.
Luigi e Vittorio rimasero un attimo perplessi, la voce veniva da dietro e non potevano esserci dubbi: era Marco.
-Si, ventidue.- Vittorio annuì guardando fisso il parabrezza: -Neppure me ne ricordavo.
-Ventidue ori, trentasei argenti e quattro bronzi, sei uno dei modellisti italiani più premiati.
La voce di Marco era monocorde, quasi risentita. Più che riconoscere il valore di tale carnet, sembrava un atto d'accusa.
-Beh, sono stato fortunato- disse Vittorio a disagio -francamente il tuo Panzer IV meritava più del bronzo,
è davvero bello, molto ben fatto e preciso.
-Ma non ha vinto, io non vinco mai.
-Hai preso il bronzo anche questa volta ! Ne devi avere una montagna; questione di tempo e l'oro te lo beccherai anche tu e, diciamoci la verità, in fondo cosa importa ? Io ho vinto solo qualche riconoscimento speciale finora, ma cosa vuoi che mi interessi... cerco soltanto di divertirmi !- Luigi finì la frase con un accenno di risa, subito spentesi guardando il volto cinereo di Marco.
'Cosa c'é di sbagliato nei miei lavori, cosa c'é di sbagliato in me ?'

Arcady guardò nel periscopio; il suo T34 era il secondo della fila e lui si sentiva assolutamente a disagio. Costretta in fila indiana in una stretta stradina fra le rovine di un centro industriale polacco, la colonna era troppo esposta ad un imboscata.
Non finì il pensiero che il carro davanti a lui si trasformò in una torcia.
Veloce, doveva decidere velocemente.
-A destra Yuri, a destra ed a tutta potenza !
Il carro uscì dalla colonna e si infilò dritto nel muro della fabbrica semidistrutta.
'O sfondiamo o ci crolla tutto addosso, ed addio Ljuba, moglie mia.'
Indenne il possente corazzato attraversò lo spesso muro di mattoni, ritrovandosi in una vasta area da tempo completamente crollata.
-Santa madre Russia !- Urlò Arcady, mentre dietro un altro carro esplose prima di poterlo seguire nella breccia.
-Credo che i fascisti siano nascosti in fondo alla strada, a ridosso di quei relitti che abbiamo intravisto, compagno tenente.
-Va bene Yuri, andiamo a stanarli.
I larghi cingoli del T34 in corsa sollevavano polvere e detriti e quando Yuri arrivò alla fine del fabbricato si ritrovarono subito esposti in campo aperto.
-Sinistra ! Sinistra ! Punta a sinistra, eccolo !
Pochi secondi dopo, Arcady stesso collimò l'85mm sul cacciacarri avversario dalla sagoma sfuggente, che tentava di ritirarsi in posizione favorevole.
Per il tedesco la fortuna era finita: un colpo diretto a breve distanza ed esplose in mille pezzi.
Gli spari cessarono di colpo.
Mentre la colonna faticosamente si riformava, Arcady scese ed andò ad osservare la sua vittima.
Rimase perplesso osservando una voragine sul terreno, completamente vuota.

Marco guardava la sua enorme vetrina, colma di modelli di aerei e di mezzi corazzati.
Luigi poteva dire quel che voleva. Cazzi suoi se non aveva ambizioni, se non aveva alcun interesse che la sua fatica venisse riconosciuta e premiata.
Per lui le cose erano diverse, lui dava il sangue per il modellismo, era assurdo che ancora nessuno avesse riconosciuto a pieno il suo valore.
E Vittorio, Vittorio... Belli i suoi modelli, per carità, ma anche un cieco avrebbe notato le imprecisioni, l'approssimazione di certi particolari, la verniciatura tutt'altro che impeccabile. Eppure vinceva ! Vinceva spesso, a mani basse e, come se non bastasse questo, non era infrequente trovare foto delle sue porcherie nelle riviste. Come era possibile ?
Marco, a parte il lavoro, non aveva altro che il modellismo fin da quando era ragazzo. Niente amici, niente donne. Il contatto fisico lo disturbava, era per lui estremamente sgradevole. Non amava gli esseri umani in modo alcuno, ma ne cercava comunque l'approvazione.
Lavorava spasmodicamente sui suoi modelli, non tollerava errori di alcun tipo, niente nella sua bacheca era men che perfetto.
Eppure...
-Non hanno anima.
Le parole di quel giudice, sentite anni prima quando ancora aveva la forza di lamentarsi per le mancate vittorie, accusando tutto e tutti nelle giurie, lo perseguitavano in ogni suo pensiero.
-Sono impeccabili, anzi, sono magnificamente costruiti, ma gli manca qualcosa. Mi spiace Marco, i tuoi modelli sono perfetti manuali di tecnica ma sono algidi, non trasmettono emozioni.
'Emozioni ! Ma che cosa voleva dire quell'imbecille ? Quali emozioni ?'
In un impeto irrefrenabile prese il Panzer IV appena ritirato dalla mostra e lo scagliò contro la parete.
Poi rimase a lungo in ginocchio, singhiozzante, tentando di rimetterne insieme i frammenti.

-Via libera !- John alzò il braccio destro, invitando il resto della squadra a seguirlo.
Un piccolo lavoro di routine, una rapida ricognizione della zona e di corsa al campo.
Il suo Humvee girò l'angolo, seguendo la strada che costeggiava dei tipici muretti a secco afgani.
La bomba d'aereo, ben sotterrata, ricevette l'impulso da un cellulare proprio mentre il mezzo vi passava sopra.
I compagni non ritrovarono niente, non fu possibile confermare lo status di 'killing in action'.
Sulla sua scheda e su quella degli altri marines del suo equipaggio, fu apposto il timbro 'M.I.A.'

Uscito dall'ufficio, Marco decise di fare quattro passi, cosa del tutto straordinaria per un uomo abitudinario e preciso al secondo come lui. Vagando in una parte della città a lui pressoché sconosciuta, rimase improvvisamente colpito da un cartello esposto nella vetrina di quello che sembrava un vecchio rigattiere: 'aftermarket per modellismo statico'.
Incuriosito, entrò.
Nell'interno, scuro e di antico odore, dietro un vecchio bancone di mogano stava in piedi un signore anziano, asciutto e leggermente incurvato: -Come posso aiutarla ?
-Scusi, forse ho sbagliato ma fuori c'é scritto che trattate anche materiale per modellismo- disse Marco, sempre più dubbioso, guardando appesi alle pareti centinaia di vecchi orologi. La stanza era piena all'inverosimile di mobili e vetrine, tutti carichi di orologi di ogni possibile fattura.
Ed erano tutti fermi sul mezzogiorno, forse mezzanotte…
-Certo, e solo materiale di qualità.- Rispose il vecchio, illuminando la stanza con il suo sorriso carico di candidi denti.
-Vorrei poter dare solo un'occhiata, se non le spiace. A dire il vero non ho neppure soldi con me.
-Di questo non si preoccupi.- Disse l'uomo, sorridendo ancora.

Archibald osservò il giovane tenente entrare in vite, impotente batteva il pugno sulla carlinga, imprecando come mai avrebbe pensato di poter fare. Seguì il Camel finché questo non si schiantò a ridosso delle trincee nemiche. Quell'aereo era una gran macchina da guerra, ma esigeva troppe vittime fra i piloti inesperti.
Improvvisamente sentì il rumore di colpi che crivellavano la sua fusoliera; 'idiota', pensò, 'non è questo il momento per celebrare i morti, se non voglio andare a raggiungerli'.
Identificò l'avversario, un Albatros scuro, ed iniziò con lui un lungo balletto di morte.
Il nemico era dannatamente bravo, Archibald realizzò che se quel tedesco avesse avuto il nuovo Fokker, invece di quel D.V pesante e goffo, per lui non ci sarebbe stata storia.
Obbligato ad una virata stretta a destra, rischiò seriamente di andare anch'esso in vite, ma ne uscì grazie all'esperienza. Il Camel era una bestia da domare, lui sapeva farlo.
Improvvisamente si ritrovarono fronte a fronte, in rotta di collisione.
'Va bene, unno, vediamo chi ha più palle'.
I proiettili del nemico lo sfiorarono, un montante alare esplose letteralmente.
Cento, novanta, sessanta, eccolo !
Archibald chiuse gli occhi, sicuro di schiantarsi a piena velocità sul tedesco pazzo, pazzo come lui.
Fece appena in tempo a vedere il volto vicinissimo dell'avversario, una maschera di sangue contornava due occhi spalancati, morti.
Si ritrovò solo nel cielo.
Guardò ovunque, incredulo.
Il motore tossicchiava, si diresse mesto verso le proprie linee.
Era ancora vivo.

Stavolta gli applausi erano forti e sentiti. Marco sorrideva e stringeva mani a tutti. Vittorio e Luigi lo guardavano increduli mentre alzava al cielo la medaglia del primo premio.
-Che dirti, hai fatto un lavoro fantastico- disse Vittorio, stringendogli la mano.
-Preferirei il termine 'impressionante', non ho mai visto niente di così bello !- Luigi sottolineò le sue parole con un fischio.
Marco era la gioia inpersonificata: -Vi ringrazio, amici ! E' bellissimo !
-Dicci un po'- Vittorio lo guardava inquisitorio -hai detto che è totalmente autocostruito, spiegaci passo per passo come hai ottenuto questa meraviglia.
Marco lo guardò sornione: -mi spiace, ma credo proprio che terrò tutto per me- anticipò le proteste di Luigi portandosi un dito alla bocca -mica vorrete che condivida con altri le mie nuove tecniche vincenti, no ?
-Dai, non te la tirare, su- tuonò Luigi a pieni polmoni -siamo o non siamo i tuoi amici ?
Marco stava per rispondergli quando l'occhio gli cadde fra la platea, ed improvvisamente si fece nervoso.
-Devo andar via, scusate.
Si accomiatò velocemente, lasciandoli perplessi.
Nei mesi seguenti il nome di Marco diventò onnipresente. Non c'era gara che non vincesse, italiana o straniera che fosse. I suoi lavori erano in copertina su tutte le riviste. 'Scale modelling' gli dedicò una monografia.
Il suo stile era cambiato e molto. Disponibile, gentile, aperto a tutti.
Ci fu però un incidente; durante una mostra a Brescia venne quasi alle mani con un tipo che aveva toccato un suo modello, lo dovettero tenere fermo in tre.
L'uomo si scusò, ma se ne andò via perplesso. Quel figurino era... ma che materiale era quello ?
Pian piano qualcosa cambiò ancora in Marco, iniziò ad apparire nervoso, paranoico. Osservava con attenzione ogni partecipante alle mostre, guardava a vista ogni suo modello.
Ogni tanto si vedeva sobbalzare, prendeva il suo modello e spariva, spesso ancor prima delle votazioni.
Ma quel giorno appariva molto tranquillo. Con Luigi e Vittorio aspettava la premiazione, l'ennesima medaglia.
Poi vide qualcosa e sbiancò improvvisamente.
-Che succede Marco ?- Luigi lo apostrofò in modo diretto: -anzi 'cosa' ti succede. Non credi sia l'ora tu ci spieghi qualcosa ? Non ti sembra di comportarti in modo sempre più strano ?
Marco indicò un uomo magro, anziano, che curiosamente indossava un paio di occhiali scurissimi. In mano aveva un vecchio orologio da taschino, che picchiettava delicatamente.
-E' qui ! Per me ! Aiutatemi, non capite ?
-Ma cosa stai dicendo ?- Vittorio gli strinse le spalle con le mani: -Ci dici una volta per tutte...
-Dammi la macchina !- Marco tese la mano ansimante a Vittorio: -Dammi la macchina subito !
Senza riflettere Vittorio gli allungò le chiavi della Fiat e Marco corse via all'istante.

La volante seguiva quella Punto impazzita, l'appuntato Giulio faticava a stargli dietro con l'Alfa Romeo.
-Volante sei, volante sei, tutte le macchine convergano sul lungo mare, dobbiamo bloccare questo pazzo.
La Punto passava di corsia in corsia senza logica, ad altissima velocità. Più di un'auto proveniente dall'opposta direzione evitò per miracolo lo scontro frontale. Nessuno sapeva il motivo di questa follia, si sapeva che a bordo c'era un trentasettenne che aveva appena dato fuoco a casa sua.
Arrivati sul lungo mare, la Punto sbandò, battendo prima su di un'auto in sosta e poi saltando il guard rail.
Giulio fece appena in tempo a vedere l'auto inabissarsi a coltello in acqua.
Le successive ricerche dell'auto e del corpo non portarono a nessun risultato.

Vittorio e Luigi erano seduti davanti ad una birra; nonostante fosse passato del tempo i discorsi, prima o poi, inevitabilmente cadevano su Marco.
-Non può essere normale- disse Vittorio additando per l'ennesima volta le foto sulla rivista, ormai sgualcita per la continua consultazione -questi particolari... Un mio amico lavora con i microchip, mi ha detto che servirebbero pinze sull'ordine di micron per maneggiarli, io non capisco.
Luigi scosse la testa: -Non è questo che mi impressiona, rimango molto più colpito dai suoi figurini, guarda questo pilota dell'Albatross, è... come dire... vivo !
-Io rimango molto più colpito da questo Blenheim o da questo Jagdpanzer, sono impossibili !
-E dire- aggiunse Luigi -che tutti i suoi modelli sono bruciati insieme al suo appartamento: neppure questo è rimasto di lui.
Continuarono a bere, per molto.

-Direi che è un lavoro affascinante !- Il giudice guardava ammirato quel modello in 1:24, categoria 'civili'.
Un altro giudice girava intorno al tavolo come in estasi.
-Oltretutto lei ha fatto una scelta inusuale mettendoci quel figurino, però...- si chinò a guardare meglio -è assolutamente fantastico, ma non capisco la decisione di dargli quell'espressione così… non trovo le parole... terrorizzata !
-Che dire, mi perdonerete- l'anziano signore con gli occhiali scuri abbozzò uno strano sorriso -invecchiando si diventa un po' eccentrici, un po' pazzi, che volete farci ?
Il primo giudice guardò ancora il modello della Fiat Punto sul tavolo, sentendosi stranamente inquieto.

Romanzo criminale: La scelta di un uomo

Venticinque anni dopo la morte del 'Freddo', il pensiero di un uomo torna brevemente ai fatti dell'epoca.
Un uomo che ha trovato la sua realizzazione ultima nel modo più inatteso possibile.
Un racconto per immaginarsi il probabile futuro di uno dei protagonisti della bella serie tv, partendo da un episodio che mi ha colpito molto per un colpo di scena 'ispirato' e inatteso.



Il palazzo è molto antico ed è proprio nel centro di Roma.
Fuori è ben tenuto, ma senza esagerare... Mantiene costantemente un aspetto in bilico fra l’abbandono ed una prossima riqualificazione.
E’ sfuggente, sai che c’é ma non sai il perché.
Il grande portone non aiuta: sul citofono spazi vuoti e scritte cancellate.
E’ casa mia da venticinque anni.

Ogni mattina mi presento alle otto, l’interno mi accoglie con una grande e meravigliosa coorte, un salto nella Roma papalina.
Il mio ufficio è al secondo piano. Non incontro mai nessuno ma so bene di non esser solo.
Riesco ancora ad ignorare l’ascensore ed a farmi le scale... lo so, un uomo della mia età
dovrebbe già essere in pensione, ma nel mio lavoro si trova riposo soltanto quando arriva la morte o, molto peggio, la demenza. Neppure la malattia può essere un ostacolo.
C’é pure la possibilità di finire... ‘parcheggiati’, come dicevano i coatti delle bande, ma uno al mio livello deve averla fatta proprio molto, molto grossa.
Ormai sopra di me sono in pochi, e quei pochi hanno tutto da perdere mettendomisi contro: anche uccidermi non li salverebbe.

Come non ricordarseli... Il Freddo, il Dandi, il Libanese...
Per pochi attimi credettero di toccare il vertice del potere, non senza bruciare se stessi e tutti quelli che avevano intorno.

I nuovi Re di Roma...

Niente idealismo, casomai folklore.
Genio... ben poco, forza bruta.
Un’inconsapevolezza degli inevitabili sviluppi delle loro azioni che, ancor oggi, è difficile dire fosse incoscienza o fatale rassegnazione.
L’illusione del libero arbitrio, mentre agivano costantemente su scacchiere già preparate.

Per chi c’era prima di me doveva essere più facile, anche se può sembrarvi strano.
In fondo il Mondo era diviso in due, si sapeva bene chi fossero gli ‘altri’ da combattere.
Lo immagino, lo immagino... ancora oggi avreste da lamentarvi dei nostri metodi, vi strappereste le vesti chiedendo giustizia e gridereste allo scandalo.
Vi capisco molto bene: in un paese democratico pensate che non dovremmo esistere, ne essere mai esistiti.

Ero il primo a pensarlo.
Ho lottato in nome della giustizia, dell’autentica giustizia uguale per tutti.
Ho lottato per la trasparenza, ho lottato contro i poteri nell’ombra.
Ho sempre perso.

Cosa cercavo ? Di fare il mio lavoro.
Ho rifiutato bustarelle, affiliazioni ed altri compromessi utili ‘per fare carriera’.
Ho rifiutato le strade facili.
Infine, sconfitto, ho preferito l’oblio di un incarico insignificante.

Mi stupivo che il Potere si fosse accontentato di questo... tornando a casa, tutte le sere, mi ritrovavo spesso a guardarmi alle spalle.
L’aspettavo, sapete ? Me lo ero immaginato tante volte.
Aspettavo un’auto che frenasse bruscamente a pochi metri da me, oppure che una moto mi sfiorasse in velocità.
Fantasticavo se il colpo, quel colpo, sarebbe partito da una Beretta, da una Skorpion o da una P-38...
Non avevo paura, speravo soltanto che avessero buona mira: in ospedale c’ero già stato fin troppo.

Quel che non immaginavo, che non potevo immaginare, fu invece l’offerta.

Il Potere mi aveva notato, mi aveva seguito per anni e, in qualche modo, gli ero piaciuto.

Rifiutai... certo che rifiutai !
Uscii da quell’inatteso colloquio con un senso di nausea, con un’impotenza mai sperimentata prima.
Pensai che erano davvero senza vergogna, impuniti ed impunibili.
Poi pensai che... forse... era una mossa dettata dalla paura, forse stavolta avevano il terrore potessi vincere: il ‘Freddo’ era alla mia portata, l’avrei convinto, avrei aperto i tombini e mostrato a tutti il marcio.

Ma loro erano molto più intelligenti di quanto credessi. Loro mi avevano compreso a fondo, ben più di quanto mi fossi capito io.

Quando tornai da quell’uomo enigmatico, quello ‘Stranamore’ nascosto nell’ombra, venni accolto con un sorriso.
Mi piacque quel sorriso: era vero.
Non aveva secondi fini, non voleva sconfiggermi ancora, anzi... Voleva darmi tutto quello che, senza saperlo, sognavo da sempre.

Lui sapeva che non mi interessavano i soldi e la bella vita, ma sapeva anche che la mia coscienza ideologica, il mio idealismo, il desiderio di dare e ricevere amore avevano comunque un prezzo.

Avevano quel che volevo.
Sapevano la verità.
Ed io volevo sapere la verità, su tutto.

Sono venticinque anni che siedo a questa scrivania; a vederla non colpisce la fantasia, è sobria e funzionale, senza concessione alcuna all’apparenza.
Eppure farebbe la gioia di una casa d’aste britannica.

Sono venticinque anni che lavoro nell’ombra, muovendo cose e persone a mio piacimento.
Promuovo e rimuovo, nascondo e svelo, creo e disfaccio come e quando serve.
A volte magari... facendo parcheggiare qualcuno.
Nessuno mi da del ‘tu’.

In passato, ogni tanto, mi interessavo al destino di chi, volente o nolente, aveva fatto parte della mia vecchia vita.
Da anni non mi faccio più portare foto di Patrizia: non ho sopportato vederla invecchiare, perdere la sua bellezza ed il suo fascino... Perché il fascino di Patrizia era la bellezza, non ricordo di aver trovato molto oltre questo.
L’amore è una delle prime emozioni da eliminare, è solo d’ingombro.

Ora so.
So chi ha messo la bomba e perché.
Quale bomba ? Beh, tutte.
So perché è morto quel banchiere.
So perché quell’aereo è caduto.
So quando e dove arresteranno il prossimo capo Mafia.
So... ed al contrario di Pasolini, ho pure le prove.

Beninteso... quel che rappresento lavora per il bene del Paese, più o meno.
Compresi velocemente che Voi siete in gran parte dei bambini, non potete maneggiare armi cariche: lasciate fare a noi. Noi sappiamo sempre cosa è meglio per il Sistema.
Perché siamo Noi il Sistema.

Mi paga lo Stato, ma non appaio in alcun registro.
Una volta ero commissario di Polizia.
Mi chiamavano commissario Scialoja.

Vi siete chiesti cosa mi è costato tutto questo ?


Ancora non mi hanno chiesto niente.
Ma... no, non vorranno la mia Anima.
L’ho già persa venticinque anni fa.

Download libero

Tempo fa ho partecipato ad un premio letterario indetto dal circolo Karemaski di Arezzo.
Si trattava di scrivere un racconto fantascientifico, partendo da un incipit proposto da un personaggio noto del panorama italico. Gli incipit erano tre, io ho scelto quello di Alfredo Castelli, già noto creatore del fumetto della Bonelli 'Natan Never'.
Mi hanno subito scartato, evidentemente c'era molto di meglio: non che mi stupisca.
La parte iniziale in corsivo è l'originale incipit del castelli, il resto è robetta mia.
Buona lettura ! Commenti graditi, di qualsiasi tenore.




Download libero

Prima di cominciare, è necessario che vi riassuma la situazione dell’astronautica nel suo periodo pionieristico. La ricerca di informazioni si fa infatti di giorno in giorno più difficile, come potrete constatare consultando Internet, e – ancor peggio – sono ormai pochi coloro che, come me, sono ancora in grado di ricordare come si sono svolte esattamente le cose.
Ci sono buone probabilità che leggendo dubitiate della mia sanità mentale, ma non posso fare altro se non esporre le vicende come le ho vissute di persona.
La cosiddetta “era spaziale” ebbe inizio il 4 ottobre 1957. Con grande sorpresa dei sovietici, che si ritenevano all’avanguardia nel campo, la NACA (poi NASA) annunciò di aver messo in orbita il primo satellite artificiale. Si chiamava “Travelmate” , era costituito da una sfera di alluminio di 58 centimetri di diametro; conteneva due trasmittenti e un termometro, e comunicava per mezzo di quattro antenne. Fu l’inizio della corsa allo spazio: il primo satellite russo entrò in orbita il 31 gennaio 1958, ma quando ormai le forze sembravano in parità, il 12 aprile 1961 la navicella “West 1” si staccò da Cape Canaveral con a bordo il Maggiore George Loon, e in 88 minuti percorse un’orbita intorno alla terra raggiungendo i 302 chilometri di altitudine.

Forse qualcuno avrà letto che, pochi mesi prima di questo evento, i sovietici avevano tentato di mettere in orbita una cagnetta, Irina, ma il loro vettore a carburante ipergolico, assai ambizioso nell'architettura, era esploso sulla rampa di lancio. La cosa si venne presto a sapere anche in Occidente e gli anticomunisti ebbero buon gioco nel cavalcare le campagne di biasimo indette dalle associazioni degli animalisti. Una famosa copertina di LIFE riportava la foto di un simpatico barboncino, con sotto la dicitura “anch'io sono una vittima del pericolo rosso”. Viste con occhi smaliziati è difficile non cogliere il lato grottesco di queste iniziative, le quali ebbero comunque un forte impatto sull'opinione pubblica.
Due mesi dopo il maggiore Loon, il colonnello Dirk Saller compì ben sette orbite prima di rientrare in atmosfera con la sua “West 2”: -Nell'immensità dello Spazio ho visto Dio- disse nella sua prima intervista alla stampa.
Le campane delle chiese nel “Mondo libero” suonarono all'unisono durante i festeggiamenti in onore dell'astronauta in Times Square.
Oltrecortina tutto taceva.
Efficiente ed affidabile, il vettore statunitense Venus II veniva intanto costruito in grande serie, abbandonando la livrea bianca e rossa degli esploratori spaziali per un cupo blu scuro e sostituendo la capsula “West” alla sua sommità con testate termonucleari via via sempre più potenti, in grado di raggiungere in poche decine di minuti ogni parte del globo.
Dalla base missilistica di 'El Toro', in California, sempre più spesso partivano satelliti spia dell'Esercito; pesanti ed in orbita bassa, potevano scrutare ogni dove del territorio sovietico, palesando l'inattesa debolezza dell'apparato militare comunista.
Io ero un giovane tenente dell'intelligence britannica, distaccato presso i nostri cugini americani, e ricordo benissimo l'eccitazione nelle alte sfere di comando, quando le foto dall'orbita mostrarono come le capacità di deterrenza dei sovietici fossero affidate ad un numero assai basso di vetusti bombardieri Tupolev ed a una manciata di ICBM dall'incerta affidabilità.
Fu allora che i falchi del Pentagono iniziarono a pensare seriamente alla possibilità di iniziare, e vincere, un conflitto nucleare.
Il 13 maggio 1962, con un breve volo suborbitale di quindici minuti, la capsula “Ottobre rosso” fece appena toccare lo Spazio al cosmonauta Arkady Gorbacho.
Sui giornali occidentali la cosa fu relegata all'interno, fra i fatti minori.
Il 20 giugno dello stesso anno, in un'assolata Dallas, il presidente Nixon pronunciò lo storico discorso detto “della canna da zucchero”, dove annunciava l'intenzione di liberare Cuba dal regime comunista se questo non avesse subito indetto libere elezioni.
Un breve passaggio fu dedicato anche all'esplorazione spaziale, con la promessa di conquistare la Luna entro la fine del secolo, per dimostrare la supremazia tecnologica americana.
Nel corso del 1962 furono lanciate altre tre capsule “West”, con permanenze in orbita sempre maggiori.
Io osservavo con estrema preoccupazione la progressiva militarizzazione del programma spaziale americano; ne fanno fede i miei allarmati rapporti a Londra che potrete trovare fra i file della cartella: “allegati personali: Gen. Murdock”.
Il febbraio del 1963 vide infine i sovietici raggiungere l'orbita.
In un gelido mattino, il nuovo vettore 'Armata Rossa' si staccò dalla base di Baykonur per portare nei cieli la capsula “Spettro del comunismo”.
Il Kremlino comunicò che, dopo tre giri del Mondo, il maggiore cosmonauta Vladimir Komarov aveva regolarmente fatto ritorno nella Grande Madre Russia.
L'assenza di immagini dell'impresa, ed i festeggiamenti previsti solo per il mese successivo, ci permisero di scatenare una campagna tesa ad insinuare nel pubblico il dubbio riguardo l'effettivo successo del volo. Invero noi avevamo potuto seguire ogni comunicazione fra il cosmonauta e la base, inoltre tutte le telemetrie ci confermarono le orbite ed il rientro.
Erano altre le cose che non sapevamo, cose che il nostro spionaggio non fu mai in grado di rivelarci.
La nostra disinformazione lavorò bene, e sono certo che molti di voi, se non tutti, considerino ancora il volo di Komarov una messinscena.
In quegli stessi giorni, sulla ABC ed altre emittenti televisive in syndacation, spopolava la pantomima di un mediocre comico fino ad allora sconosciuto, un certo Jerry Lewis.
Lewis nei suoi sketch interpretava uno stralunato cosmonauta, Ivan Ivanovich, perennemente ubriaco di vodka e costretto a volare su scalcinati macinini tenuti insieme col fil di ferro. Ogni scenetta terminava con un vistoso e comico fallimento, al quale seguiva un'inevitabile rieducazione in Siberia...
Se ne fece anche un film di successo, dove Ivanovich finiva per sbaglio sulla Luna (!) e veniva salvato dagli americani. Hollywood ricevette notevoli finanziamenti occulti direttamente dal Pentagono per tale produzione.
L'esplorazione spaziale passò del tutto in secondo piano nei mesi seguenti: il 20 aprile 1963 una poderosa task force statunitense entrò nelle acque territoriali cubane. L'invasione dell'isola, voluta da Nixon, ebbe successo, anche se servirono due mesi per spezzarne completamente la resistenza.
La foto del cadavere di Ernesto Guevara, forse morto suicida durante l'ultima resistenza, fece il giro del Mondo.
La rabbiosa reazione sovietica non fu tenuta in grande considerazione dai vertici occidentali, oltretutto limitandosi alle sole proteste diplomatiche ed a qualche velleitaria esercitazione militare ai confini con la Germania ovest. Il premier russo Dimitri Micoyan divise il Mondo quando, presentatosi all'ONU, pronunciò la storica frase “Io sono cubano”, per poi ritirare la propria delegazione dalle Nazioni Unite, seguito dai rappresentanti di tutti i paesi comunisti.

Lo Spazio tornò alla ribalta dei media con il lancio della nuova capsula “Constitution”, il 7 gennaio 1964, capace di portare ben tre astronauti in orbita. Tutti abbiamo negli occhi le immagini del comandante Gordon Cooper mentre abbandona la navicella, ben ancorato al massiccio tubo dell'ossigeno, per librarsi nella prima passeggiata spaziale.
Intanto avevamo notizia di una grande escalation di voli spaziali sovietici, ma li consideravano semplici sonde automatiche, di cui non ci preoccupavamo granché. I nostri satelliti continuavano a mostrarci un nemico debole, con un esercito tanto elefantiaco quanto obsoleto ed inefficiente.
Nel tardo 1964 tornai in Gran Bretagna, scoprendo che anche nella mia patria in molti erano oramai convinti della necessità di mettere la parola “fine” al comunismo. Nonostante le proteste di una popolazione sempre più impoverita, gli aeroporti abbandonati dall'ultima guerra venivano riaperti e stipati dei nuovi, micidiali, bombardieri atomici “Vulcan”.
In USA, soddisfatti dai successi ottenuti e dalle enormi ricadute tecnologiche in campo militare, i finanziamenti per la ricerca spaziale venivano reindirizzati verso l'apparato bellico.
Von Braun, capo del programma della NASA per portare uomini sulla Luna, venne estromesso da ogni potere: fu sufficiente ricordare ai giornali il suo passato nazista, noto da sempre ed ignorato fintanto risultava utile al progetto.
Il 25 dicembre 1964 dalla Constitution 5, in orbita a 300 km di quota, un astronauta cappellano dell'aviazione pronunciò un sermone di fuoco, trasmesso in mondovisione, sulla necessità di estirpare il male assoluto dell'ateismo comunista dalla Terra.
I toni apocalittici del sacerdote furono di sinistro presagio.
Nel marzo 1965 la NASA cambiò ancora nome, diventando “USSA”, “United States Space Army”.
Tutti i progetti rientrarono sotto l'assoluta autorità militare.
Sui successivi lanci delle Constitution cadde il riserbo.

Come avrete letto ovunque, in quel periodo i sovietici tentarono di lanciare altri cosmonauti nello Spazio, fallendo sempre e riportando gravi perdite. Tutte le informazioni a riguardo venivano fornite all'Occidente da una fonte civile, un osservatorio di radio ascolto in Danimarca, ritenuto dai media affidabile e “super partes”. Anche questa era disinformazione da noi abilmente pilotata.
I sovietici arrivarono a smettere di confutare questo fiume di calunnie; ogni smentita serviva solo a rafforzare la convinzione che fossero stati spazzati via dai cieli.
Intanto l'Occidente stava cambiando.
Il 3 ottobre 1965, all'apice del suo secondo mandato, Richard Nixon venne assassinato durante una visita a Los Angeles. Una granata, lanciata dalla folla che seguiva il corteo presidenziale, raggiunse la sua Lincoln Continental: l'esplosione uccise tutti gli occupanti, compresa la first lady ed il governatore della California, l'ex attore Ronald Reagan.
Venne immediatamente arrestato un noto esponente della contestazione giovanile, Allen Ginsberg, accusato di aver armato la mano di alcuni beatnik dediti alla mariujana ed all'LSD.
Ginsberg non giunse mai al processo: fu trovato morto in cella poche ore dopo il fermo.
Il vicepresidente, il controverso George Lincoln Rockwell, da sempre accusato di simpatie neonaziste, giurò alla Casa Bianca due ore dopo l'attentato, diventando il 36° presidente degli Stati Uniti d'America. Il 5 ottobre 1965, in un senato blindato, venne emesso quello che è noto come “Safety Act”; gran parte delle libertà individuali e la libertà di stampa vennero soppresse: -In questo momento buio per la nazione dobbiamo assumerci la responsabilità di una scelta tanto impopolare quanto necessaria- disse di fronte ad un Congresso impietrito ed inerme, -un mostruoso complotto comunista mondiale sta armando i nostri giovani contro il proprio stesso paese. Falsi ideali e fiumi di droga stanno corrompendo le loro menti. Non staremo fermi a guardare questa azione atta a distruggere quanto i nostri padri fondatori, uomini bianchi guidati dalla luce di Dio, hanno costruito in quasi duecento anni. I comunisti stanno utilizzando la popolazione negra e gli immigrati sudamericani, con stolte promesse di assurde emancipazioni. Tutto questo grida vendetta a nostro Signore !-
La sera stessa una capsula Constitution esplose dei proiettili contro un satellite sovietico per le telecomunicazioni, distruggendolo.
Non troverete in Arpanet, ora Internet, molte informazioni riguardo quel periodo.
Nella mia amata Gran Bretagna i conservatori si allearono con i neofascisti del giovane Max Monsley, un ex pilota da corsa, figlio del noto sir Oswald, già capo del partito fascista inglese prima della guerra. Il malessere dei proletari inglesi venne abilmente indirizzato contro gli immigrati: non passava giorno senza che venisse data a fuoco una moschea od un ristorante indiano. Infine anche le sinagoghe britanniche, come anni prima nell'Europa continentale, iniziarono a bruciare.
In Italia un colpo di stato estromise la sinistra dal parlamento. Lo stadio Olimpico di Roma venne usato come prigione a cielo aperto per decine di migliaia di oppositori. Molti di loro sparirono nel nulla.
In Germania ovest come in Giappone, il “Mondo libero” rinunciava a gran parte della propria sovranità sotto la pressione dei vincitori della seconda guerra mondiale. Ovunque l'apparato militare veniva rafforzato e la dissidenza eliminata.
Di contro stava succedendo qualcosa di strano in Unione Sovietica. Una nuova primavera di libertà prendeva sorprendentemente piede. Il nuovo premier Andrey Gromiko, inaspettatamente visti i suoi trascorsi da fedelissimo del regime, varò riforme economiche e libertarie che diedero nuova spinta al blocco oltrecortina. Da Praga a Vladivostok milioni di persone tornarono a sfilare spontaneamente in piazza; stavolta non chiedevano la libertà che stavano, certo faticosamente, ottenendo... adesso si coalizzavano per paura del Fascismo nuovamente alle porte di casa.
L'8 settembre 1966, da Cape Canaveral, adesso ribattezzata Cape Nixon, si alzò in cielo l'enorme missile Jupiter V: il presidente Rockwell annunciò al Mondo che il primo modulo della nuova stazione spaziale permanente da combattimento, l'enorme “Liberty”, era in orbita a difesa dei valori americani e, dunque, mondiali. “Agiamo in Cristo” era scritto sullo scafo.
Il 1967 iniziò con lo smantellamento del muro di Berlino. Ad Occidente la gioia fu contenuta.
I profughi dall'Est furono pochi, mentre si osservò una paradossale diaspora di gente annientata dalla continua crisi economica, nonché dalla costante riduzione delle libertà, verso la Germania democratica. Nel maggio 1967, in una notte, venne tirato su un nuovo sbarramento divisorio, questa volta dagli occidentali: -E' necessario difendersi dalla contaminazione comunista- affermò seccamente Rockwell all'oramai addestrata stampa mondiale.
Forse vi chiederete cosa c'entri tutto questo con l'astronautica, magari troverete questa video conferenza d'introduzione tediosa... ma per quanto sia ozioso, chiedersi cosa sarebbe successo in un diverso contesto politico è lecito.
So che è difficile, ma provate ad immaginare uno Spazio smilitarizzato, satelliti per le comunicazioni atti a portare libera informazione in ogni dove, sonde per l'esplorazione scientifica verso gli altri pianeti del Sistema Solare... immaginate tutte le conoscenze che potevamo acquisire e che non furono.
L'America che vide l'alba del 1968 non era che la pallida immagine riflessa del paese guida della democrazia di un tempo. Squadracce prezzolate aggredivano i giovani hippies, rasandogli i capelli fra il pubblico ludibrio e pestandoli a sangue ogni qual volta provavano a radunarsi per una manifestazione od un concerto. In migliaia vennero arruolati a forza e spediti a combattere nelle insanguinate risaie del Vietnam e del fronte riaperto in Corea.
Il 16 luglio 1968, dopo una serie di dieci lanci dello Jupiter V coronati dal successo, il presidente Rockwell dichiarò terminata ed operativa la stazione “Liberty”. Simile ad una ruota dal raggio di 30 metri, non si mancò di sottolineare la presenza a bordo di 50 sofisticate testate termonucleari, in grado di raggiungere l'Unione Sovietica in meno di dieci minuti.
-Se mai osassero attaccarci- affermò sorridendo il presidente, intervistato in televisione dal famoso giornalista Walter Cronkite -per noi sarà come tirare sassi da un cavalcavia.-

L'aver assunto posizioni contrarie a questo nuovo ordine mondiale mi fu ripagato con un avanzamento di grado, ed un trasferimento immediato presso un nostro centro d'ascolto spaziale nel desolato entroterra australiano.
Insieme a pochi altri paria, passavo giorni e notti ad ascoltare ed a tracciare tutto quanto veniva dal cielo: fu così che ebbi modo di conoscere l'assoluta verità degli ultimi fatti.

Era il 20 novembre 1968.
Gli osservatori sismici ai confini del Kazakistan rilevarono una scossa tellurica, compatibile con una esplosione nucleare di media intensità, epicentro a Baykonur.
Immediatamente si pensò ad un qualche catastrofico fallimento di un lancio sovietico, senonché testimonianze dirette, ed inequivocabili tracce radar, segnalarono l'arrivo in orbita di un grosso ordigno. Andammo in fibrillazione e dopo pochi minuti eravamo già a DEFCON 2.
Seguimmo con paura quell'oggetto, che si muoveva ad una velocità mai vista prima tanto che, dopo due orbite, abbandonò la Terra e si mosse verso lo spazio profondo.
Verso la Luna.

Già mi sembra di vedervi ridacchiare... “Ancora la bufala dei Russi sulla Luna !” Ecco cosa state pensando.
Ma io ho le prove, le abbiamo sempre avute, e soltanto adesso la nuova situazione politica della nostra coalizione ci ha permesso di desecretare i molti documenti in nostro possesso: le prove inequivocabili di quanto successe davvero.

Per due interi giorni potei seguire i collegamenti in chiaro fra la navicella sovietica “LK-700” e le basi di rilevamento a terra. I russi avevano lanciato, grazie ad un enorme vettore con l'ultimo stadio a propulsione nucleare, una grande navetta a quattro posti che, raggiunta la via di fuga, aveva iniziato un veloce viaggio verso il nostro satellite.
Li ascoltammo con eccitazione crescente. Tememmo per loro quando il comandante della missione, il colonnello Yuri Gagarin, comunicava qualche piccolo intoppo. Pregammo addirittura quando iniziarono la discesa verticale verso la desolazione selenita.
La radio e la tv moscovita, con un'azione senza precedenti, trasmettevano in diretta al Mondo la grande impresa in corso ma, da noi, la cosa veniva derisa e giudicata, da stampa e televisione, una ridicola burla di un paese oramai alle corde.

Alle ore 21 (Tutti gli orari riportati sono GMT: ora di Greenwich) del 23 novembre 1968, la LK-700 posò le sue quattro zampe telescopiche sul “Mare della tranquillità”. Alle 21.34 il comandante Gagarin scese con attenzione la lunga scaletta e lasciò la sua storica impronta sul suolo lunare: -Visito questo mondo ma non ne prendo possesso- disse -siamo uomini fra gli uomini, e veniamo in pace.-
Nessuno in occidente poté seguire la diretta televisiva, rilanciata alla Terra da un piccolo satellite lasciato in orbita lunare dalla nave spaziale sovietica, ma furono ugualmente in molti ad alzare lo sguardo verso il cielo, interrogandosi se davvero qualcuno stava camminando su quell'astro vicino e luminoso.

Non vi fu tempo per sognare, ed il resto lo conoscete tutti fin troppo bene.
Alle 02:43 del 24 novembre, il presidente Rockwell dichiarò DEFCON 1 ed attivò i codici dell'attacco nucleare.
Convinti di avere facile gioco, la nostra prima ondata d'attacco si limitò a poche decine di testate termonucleari; secondo le previsioni queste avrebbero completamente distrutto ogni capacità sovietica di reagire, eliminando per sempre il pericolo comunista.
Ma avevamo fatto gravi errori di valutazione.
I nostri satelliti spia ci avevano fatto vedere tutto, ma non per questo eravamo sempre stati in grado di capire cosa vedevamo… Una nuova generazione di scienziati, più liberi dei loro predecessori e ben motivati, avevano lavorato con successo a soluzioni difensive incredibilmente efficienti. Decine di potenti laser, basati a Terra e su navi oceanografiche apparentemente innocue, spazzarono via la grande maggioranza dei nostri ICBM mentre erano ancora in ascesa. Gli impulsi elettromagnetici delle gigantesche esplosioni nella stratosfera bruciarono i circuiti elettrici non protetti dell'intero pianeta.
Là dov'era notte, il buio accompagnò la paura.
I satelliti smisero di funzionare e, inerte, l'inutile stazione Liberty iniziò una lenta parabola discendente verso gli alti strati dell'atmosfera, dove sarebbe bruciata pochi giorni dopo.
L'Unione Sovietica venne comunque duramente colpita, ma fece in tempo a scaricare gran parte del suo arsenale su di noi. Una nostra ulteriore risposta fu tardiva ed in gran parte inefficace.
Venimmo anche colpiti dall'attacco, inutile e suicida, di molte navette “Spettro del comunismo”, in effetti degli efficienti bombardieri antipoidali.

Come è noto, la guerra viene universalmente considerata conclusa alle ore 18 del 24 novembre quando, attraverso linee telefoniche superprotette, i sopravvissuti dei vertici dei due schieramenti poterono concordare un armistizio, che tuttora perdura.
Rockwell era morto poche ore prima, disintegrato col suo aereo presidenziale.

Mentre il Mondo bruciava miliardi di vite, quattro cosmonauti sulla Luna, tre uomini ed una donna, impotenti, rimasero a guardare. Di loro ci rimangono poche sbiadite immagini radiotrasmesse, che a lungo la propaganda e l'odio vi hanno fatto credere esser false.
Inoltre non sapete che esiste un triste, laconico messaggio rispedito a terra in una piccola sonda, miracolosamente recuperata intatta nei primi anni 80.
-Non abbiamo proclami, non abbiamo parole da dire né poesie da recitare. Siamo venuti sulla Luna per dimostrare che l'uomo poteva farlo, che potevamo fare ben altro che ucciderci in nome di ideologie già vecchie nel momento stesso in cui vengono enunciate... O di divinità che, se esistono davvero, devono essere feroci... oppure incapaci di difendersi dai propri stessi credenti.
In questo momento noi rappresentiamo solo il nostro fallimento.
Abbiamo un'autonomia di circa un mese; ripartiremo da questo satellite ma non torneremo da voi. Siamo tutti d'accordo che punteremo la prua verso lo spazio esterno; i nostri motori ci consentono di raggiungere la via di fuga da questo sistema solare. Ci perderemo nel nulla, ad eterna testimonianza di quel che potevamo essere... e della nostra stupidità.-
Dalla LK-700 non giunse altro.

Sono un sopravvissuto, nonché uno degli uomini più anziani al Mondo, che non vuole andarsene prima di aver lasciato qualcosa di concreto a questa nuova, giovane umanità che, si spera, saprà fare meglio delle precedenti. La cosa migliore che ci hanno lasciato i militari, Arpanet, Internet come dite adesso, ci ha permesso di rimanere in contatto e di mantenere la luce della conoscenza. Molto è andato perduto, ma molto è stato recuperato. L'Unione anglo americana, secondo l'ultimo censimento del 2011, è forte oramai di ben sei milioni di abitanti. Si calcola che nel resto del Mondo vivano in condizioni sufficientemente buone perlomeno altri trenta milioni di individui, sparsi fra la coalizione orientale ed il poco che resta della così detta “Bundes europea”.

Con questo video ho voluto introdurvi ad un enorme database, al quale da oggi potrete tutti accedere liberamente. Vi sono tutte le informazioni che abbiamo potuto recuperare dalla catastrofe riguardo la tecnica del volo spaziale. Vi troverete migliaia di libri, articoli, testimonianze civili e militari, progetti e sogni...
La nostra unica richiesta è di farne copia e diffusione, di far si che questo Sapere non rischi di andare perduto.
Attualmente l'orbita è un posto pericoloso, pieno di milioni di detriti non ancora ricaduti a terra, dove sarebbe quasi impossibile tornare senza rischiare drammatiche collisioni.
Ma prima o poi ci rimetteremo piede, e stavolta dovremo fare in modo che le cose vadano diversamente.
Il prossimo uomo ad arrivare in orbita non dovrà rimanere a guardare la Terra dall'alto, dovrà guardarle oltre.
C'è l'assoluta necessità che decenni di ricerca non vadano perduti, è fondamentale che si formino nuove generazioni di ingegneri, di fisici, di esploratori.
Perché ne avremo bisogno, fra cento anni o poco più, quando la radioattività sarà tornata a livelli sopportabili... e potremo uscire dal sottosuolo per guardare nuovamente il cielo.