sabato 2 maggio 2015

Gagarin: primo nello spazio



Trasmesso su Rai 3 in occasione del 54° anniversario del lancio (12 aprile 1961), si tratta di un piccolo film russo del 2013 (Гагарин: первый в космосе, translitterato: Gagarin: pjervyi v kosmosje ).
Chiariamo subito che Gagarin fu effettivamente il primo uomo nello spazio, con buona pace dei complottisti devoti ai così detti 'lost cosmonaut', bufala particolarmente in voga in Italia fin dai primi anni 60, grazie soprattutto alle discusse 'intercettazioni' radiofoniche dei fratelli Judica Cordiglia: ci torneremo sopra.

Sigla !

La pellicola ripercorre, invero con una notevole precisione storica, gli accadimenti di quel fatidico giorno di aprile, che videro la Vostok  raggiungere l'orbita, per la prima volta con un uomo a bordo.
Nei frequenti flashback vediamo il giovanissimo Yuri sopravvivere agli stenti ed alle minacce durante l'occupazione tedesca, successivamente lo ritroviamo quale valente allievo ufficiale pilota nell'Unione sovietica degli anni 50 e non ci verranno ovviamente risparmiati edificanti quadretti familiari: il rapporto con l'umile, ma onesta, famiglia contadina, l'amore per la donna che diventerà sua moglie, la nascita delle figlie, i rapporti con i colleghi, etc etc...
Il film, alla fin fine, è poco più di un buon documentario, quello che ti aspetteresti dalla BBC o da History channel: tutti i personaggi sono dei cartonati che ripetono pedissequamente frasi, e vivono situazioni, che la storiografia ci ha riportato, senza particolari guizzi ne approfondimenti.
Decisamente non ci troviamo davanti ad un nuovo 'Uomini veri' (The right stuff) in salsa falce e martello, per quanto ogni tanto la regia e la sceneggiatura si arrischino in improbabili virtuosismi niente affatto originali.
Come opera cinematografica in se è poca cosa.
Il film
E' molto più interessante leggere fra le righe...
L'attuale Russia ha l'evidente volontà di riprendere a pieno una posizione mondiale di primo piano, non solo come 'superpotenza militare' ma, anche e soprattutto, quale alternativa all'occidente 'corrotto e decadente'. Passata la sbornia (è il caso di dirlo) post caduta dell'URSS, che vide il paese disintegrarsi economicamente e moralmente, l'attuale dirigenza, archiviato il comunismo, punta tutto sul panslavismo più sciovinista. Lo stesso regime sovietico, liberamente ed acriticamente
La realtà
demonizzato negli anni di Yeltsin, diventa soltanto un'espressione poco felice, ma giustificabile, della storia russa: una necessaria risposta di sopravvivenza alla minaccia occidentale.
I sovietici vengono descritti come persone semplici, 'vere', senza strani desideri per la testa se non un genuino amore per la propria patria; l'orgoglio e la gioia della folla moscovita alla notizia che un uomo, un compatriota, stava  volando a centinaia di chilometri sopra la loro testa è forse una delle scene più autentiche del film, per quanto fin troppo enfatica nella recitazione.
Nonostante le mille dicerie, spesso create ad arte, si fa fatica a trovare lati oscuri nella vita del pilota di Smolensk ed il rischio agiografico non pare mettere paura alcuna agli sceneggiatori.
Aggiornatisi alle nuove alleanze di potere del terzo millennio, che vedono nella chiesa ortodossa russa un importante caposaldo del nuovo regime, si dimenticano frasi famose attribuite a Gagarin (lassù non ho trovato Dio) e si suggerisce che, anche nell'epoca dell'ateismo di stato, la figura divina apparisse spesso nei pensieri e nelle parole dell'Homo Sovieticus...
Gagarin, prima ancora che un passeggero della grezza, ma efficace, Vostok, torna ad essere un 'eroe', figura retorica tanto cara alla cultura dell'est, buona per tutte le stagioni e per tutti i regimi.
Altri edificanti protagonisti sono la Famiglia, imprescindibile vista l'omofobia professata espressamente dalla politica Putiniana imperante, e l'Amicizia come valore assoluto.
Cosa resta ? In definitiva una visione piacevole e storicamente accurata di quello che fu un evento grandioso ed indiscutibilmente importante, attori alquanto somiglianti ai protagonisti originali (altro clichè della cinematografia russa) ed il piacere, quasi voyeuristico per un appassionato di astronautica come il sottoscritto, di veder agire sullo schermo volti associati a nomi come Titov, Komarov, Bordarencho e, soprattutto, al grande 'progettista capo' Korolev...
Discreti effetti speciali, assai curati anch'essi nel riprodurre l'effettivo svolgimento dei fatti.
Non un gran film, soltanto un buon ed onesto documentario.

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