giovedì 9 aprile 2015

Il giorno dopo la fine del Mondo


Panic in the year zero (1962)



E' chiaro a tutti che i tardi anni cinquanta ed primi anni sessanta avevano ormai visto concretizzarsi il rischio di una guerra nucleare imminente. Se tale paura era più rarefatta in un'Europa che spesso non aveva ancora completato la ricostruzione post conflitto, in USA era assolutamente tangibile.
Molte le pellicole dell'epoca basate sulla possibilità, e gli esiti, di un conflitto.
Ne cito alcune…
L'allucinante e tristissimo 'L'ultima spiaggia'.
Il sarcastico e crudele 'Il dottor Stranamore'.
Il drammatico, ma consolatorio, 'A prova di errore'…
Accanto a queste produzioni di primo livello, troviamo inoltre tutto un sottobosco di film minori, spesso assai interessanti.
Il conflitto nucleare veniva interpretato in tanti modi… dall'horror casereccio de 'Il mostro del pianeta perduto', fino a pellicole di stampo 'liberal', manifesti più o meno sinceri contro la guerra, come 'La fine del Mondo' o 'Stato d'allarme'.
Esiste poi tutta una serie di piccoli film di propaganda, sfacciatamente anticomunisti, ma sono praticamente introvabili ed assai raramente di un qualche valore.

Il nostro è un piccolo film dal basso budget, ma è alquanto interessante.


Sigla !





Attore principale, nonché regista, l'abbastanza noto Ray Milland. 

Nel cast anche l'allora stella della musica da struscio, Frankie Avalon (al secolo, Avallone…).

Una classica famigliola americana abbandona Los Angeles e se ne va nell'entroterra per un weekend all'insegna della pesca.

Mentre sono in viaggio, lampi ed altissime colonne di fumo si alzano all'orizzonte: diventa evidente che l'America è sotto attacco nucleare.
Il capo famiglia è lo stereotipo di un certo tipo di americano: individualista, concreto, rapido nelle decisioni.
L'uomo, che peraltro non ha certo l'aspetto di un avventuriero, prende in mano la situazione e, fra immaginabili difficoltà, porterà in salvo la famiglia fino al ristabilirsi dell'ordine.

Ho trovato intrigante il fatto che, sin dalle prime avvisaglie della situazione, l'uomo metta in chiaro con la famiglia che 'la civiltà è crollata, perlomeno momentaneamente' e che loro hanno l'obbligo di salvarsi, stando attenti al fatto che tutti possono essere diventati un nemico nella lotta per la sopravvivenza.

La cosa divertente è che questo tranquillo capofamiglia, peraltro con estrema nonchalance, sin da subito ruba, rapina, uccide (se serve, va detto…) e da pure fuoco a mezza autostrada, coinvolgendo alcuni ignari passanti, per poter saltare un incrocio congestionato con la propria macchina…
…insomma, fa quello che ha paura gli altri facciano, ma generalmente lo fa prima.

Solo quando le forze armate riprenderanno in mano la situazione riuscirà a riposarsi…


Da un punto di vista puramente cinematografico non è granché. La regia ha comunque dei buoni guizzi ed il film si lascia vedere molto volentieri.

Gli effetti presunti di una guerra atomica sono alquanto edulcorati… il problema 'radiazioni' rimane sullo sfondo e sembra riguardi soltanto le immediate vicinanze delle (molte) esplosioni. Pure il 'panico', così ben pubblicizzato nel titolo originale, è poca cosa.
Altro tangibile difetto è la prevedibilità, almeno per un vecchio arnese da cinema come me… praticamente non c'é stata una scena che non avessi immaginato con regolare anticipo…

La cosa davvero interessante è il comportamento del capofamiglia, ennesima riproposizione dello stereotipo tutto americano dell'individualista, dell'uomo che prende in mano la situazione senza attendere l'aiuto degli organi preposti a farlo. Un uomo inserito nella società, del quale è consapevole ed affidabile rappresentante, comunque conscio dell'intrinseca debolezza della stessa: la civiltà è un castello di carte, pronto a crollare al primo colpo di vento.

Nella miglior tradizione di certi stereotipi, che partono dal pioniere, esploratore di una terra incognita ma sicuramente ostile, per arrivare al self made man dell'american way of life (ed oltre… fino alla paranoia anarco-fascista dei complottisti/survivalisti  odierni).

Consigliato, un ottimo esempio delle paure di allora, non così diverse dalle attuali...

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