lunedì 27 aprile 2015

Il futuro del modellismo 1/3: distopico

Il futuro del modellismo in tre brevi racconti

Notte di guardia in corsia... la mente vola libera alle tre, mentre le strade sono buie e la maggioranza delle persone dorme...
Mi son ricordato di una breve boutade letta su un lontano numero della rivista 'Robot' negli anni 70 e, sfruttandone l'idea, di getto scrivo qualcosa.
Non ricordo nulla dell'originale, soltanto l'idea di base.
Sostituisco dunque 'fantascienza' con 'modellismo'... e vediamo che ne viene fuori.


Distopico (1/3)   

L'antro era oscuro e puzzolente, perfettamente in linea col resto dei palazzi semidiroccati di quella strada abbandonata al margine della città senza nome. L'uomo vi era arrivato a fatica, tenendosi lontano dai falò dei senza tetto e dalle sinistre camionette blindate della polizia in perenne pattugliamento. Il viaggio era stato lungo: come un animale era passato di porticato in porticato, camminando faticosamente fra la sporcizia ed i grassi topi che infestavano ormai ogni dove.
'Non posso più farlo, non è cosa per un uomo della mia età...' pensò, mentre prendeva fiato appoggiato ad un muro marcio e pericolante.
Infine, col cuore che gli batteva all'impazzata, si inoltrò in quel pertugio misterioso, più simile ad una caverna che all'ingresso di un edificio.
Si guardava spesso alle spalle, per accertarsi che nessuno l'avesse seguito.
Se li avessero scoperti, se fossero caduti vittima di una retata della polizia... Scacciò con forza il cupo pensiero e, preso coraggio, percorse quell'ultimo, schifoso, corridoio.
Oh, mio Dio... ma cosa lo portava ancora lì ? Cosa gli faceva rischiare di nuovo la vita ? Forse... forse un ultimo stimolo, un'ultima emozione, un'ultima scusa per continuare a sopravvivere in un mondo completamente andato a gambe all'aria.
In fondo, nel buio più totale, una piccola porta.
Appoggiò un orecchio su di essa e rimase in ascolto: non un rumore, non una parola...
Per un attimo ebbe il terrore di essere rimasto solo, che gli altri fossero stati tutti catturati e giustiziati... peggio ancora, che fossero nelle mani della Guardia Morale: un destino molto più sinistro.
Strinse forte i pugni e scaricò la tensione come meglio poteva, infine, rassegnato a tutto, bussò alla porta.
Come di consueto usò il codice segreto: due tocchi ravvicinati, tre a diversi secondi l'uno dall'altro ed infine tre colpi quasi senza intervallo.
Attese.
Attese a lungo, poi...
La porta, cigolando, si aprì verso l'interno: entrò velocemente, chiudendosela alle spalle.
La stanza era squallida e senza finestre, dalle pareti pendevano brandelli di carta da parati marcita dal tempo e dall'incuria. Una fievole luce si accese improvvisamente, rivelando un grande tavolo circondato da sedie traballanti, sedie occupate.
-Sei arrivato infine, fratello... Non ci speravamo più.
L'uomo si girò alla volta del suo interlocutore e riconobbe, intabarrato in una pesante tunica scura, Gentleman Rider.
Per un attimo si stupì di quanto fosse invecchiato... una lunga barba bianca incorniciava un viso rugoso e secco che due grandi occhi acquosi non riuscivano ad illuminare in alcun modo.
-Non è stato facile- disse con voce stentoria -stavolta ho davvero avuto paura di non riuscire ad arrivare...
Gentleman Rider scosse la testa, come per dire che comprendeva, e gli fece cenno di unirsi agli altri.
Lentamente, incerto, si avvicinò al resto del gruppo.
Vi furono muti cenni di saluto, sorrisi abbozzati e qualcuno, addirittura, gli tese la mano.
Provo del fastidio nello stringere mani ossute e senza forza, mani asciugate dagli anni e da un'esistenza misera.
Infine trovò una sedia libera e vi prese posto, dopo essersi accertato che quel legno malamente tenuto insieme non avrebbe ceduto d'improvviso.
Mio Dio... erano rimasti in pochi... forse gli ultimi.
Li guardò attentamente ma non ne riconobbe molti: Grillo, con i suoi baffi bianchi come il latte e delle protesi potenziate per la vista e poi... ma si, quello era Ghibli66, magrissimo ed incartapecorito... E poi Giulio, orrendamente camuffato con una parrucca che neppure provava ad essere men che posticcia. Gli occhi infine si posarono sulle sue stesse mani, mani scosse da un continuo tremito e sudate per la paura. Non seppe identificare nessuno degli altri: 'eppure li devo conoscere tutti per forza', pensò.
-Fratelli, diamo inizio alla convention di 'No limits'- disse Gentleman Rider, tanto solennemente quanto a bassa voce: -Su cosa state lavorando in questo periodo ?
Prima... prima era diverso. Poi tutto era cambiato. Il potere assoluto ed oppressivo non gradiva la storia: 'Chi controlla il passato controlla il futuro' diceva Orwell... e qualcuno aveva applicato alla lettera questa infausta predizione.
Prima avevano vietato la memoria, era ormai impossibile sapere qualcosa di quanto era successo prima che 'loro' prendessero il potere. Le guerre corporative erano terminate da almeno vent'anni eppure erano state cancellate completamente dagli annali; tutto quel che era successo prima era sparito con i roghi dei libri in piazza e con l'oppressione dispensata dal pensiero unico.
Internet era stato smantellato, la tv aveva tre canali: uno dedicato al Calcio, l'unico sport permesso e promosso dal potere, l'altro conteneva soltanto interminabili talk show e giochi assolutamente imbecilli... il terzo era la Voce del regime, infarcito di proclami inframmezzati da cerimonie religiose.
Il modellismo era stato uno dei primi hobby ad esser messo fuorilegge, inizialmente con la scusa di essere 'pericoloso': ricordava benissimo le campagne contro colle e vernici, accusate di essere propedeutiche all'uso di droga, poi venne tirata in ballo la morale comune, che riteneva stupido e contrario al volere di Dio costruire riproduzioni della realtà, per non parlare della pericolosissima fantasia... Si veniva immediatamente arrestati, con l'accusa di spaccio di sostanze stupefacenti, idolatria ed eversione; la condanna era sempre la solita: la morte.
Abbandonò i funesti pensieri, tentando di concentrarsi sulla riunione.
-Ma... Kruaxi ?
La domanda gli venne d'istinto, salvo pentirsene immediatamente.
I presenti abbassarono lo sguardo, alcuni scossero la testa: -Lo chiedi tutte le volte... è tanto, tanto tempo che...
Rimase muto.
Gentleman Rider allargò le braccia: -Fratelli, torniamo a noi e viviamo il presente... Marcello ?
Un uomo minuto e magro, con due occhi ancora incredibilmente vivaci, tirò fuori una piccola scatola e, lentamente, l'aprì.
Tutti osservarono con meraviglia quel piccolo oggetto... un aereo, un... Uno Zero !
-E' un Revell in 1:72, avrà almeno 80 anni...- disse l'uomo dagli occhi vivi -l'ho assemblato con la colla grattata via dai nastri adesivi permessi, ed ho usato pigmenti ricavati da piante macerate per dipingerlo...
Tutti i presenti espressero la loro approvazione con muti sorrisi e deboli pacche sulle spalle.
-Io... io ho fatto questo...- la voce veniva dalla parte più distante del tavolo, ma l'uomo riuscì a riconoscerne il proprietario: era senza dubbio Pilgrim !
Passato di mano in mano, arrivò anche a lui un figurino in 54mm, probabilmente un centurione romano o qualcosa del genere...
-Incredibile, Luigi- disse Gentleman Rider -non pensavo ne esistessero ancora... Se ti beccano con uno di questi in tasca...
Un'altra testa canuta fece per attirare l'attenzione su di se, quando...
-BANG BANG !
La porta fu scossa da due violenti colpi.
-Aprite, è la Guardia Morale ! Aprite la porta e stendetevi a terra con le mani intrecciate dietro la nuca, subito !
Pietrificati, tutti rimasero immobili per secondi; qualcuno chiuse gli occhi, come per scacciare un brutto sogno.
L'uomo sentì una forte fitta al torace, e si strinse il petto con le mani mentre scivolava velocemente nell'incoscienza...
'Non farete in tempo ad uccidermi' fu il suo ultimo pensiero.
Le botte sulla porta aumentavano di intensità, non ci avrebbero messo molto a scardinarla.
-Bene, era l'ora... Oggi è un buon giorno per morire !
Con grande fatica l'ultimo ad aver parlato, dal volto quasi invisibile sotto un grande cappello nero, buttò a terra le stampelle con le quali deambulava e tirò fuori da sotto il grande tavolo una massiccia cassa di legno che, subito aperta, rivelò la presenza di alcuni mitra M-16 e molte bombe a mano.
La porta stava per cedere.

Tomcatters, con gli occhi in fiamme, puntava il fucile d'assalto verso l'ingresso, mentre altri, rassegnati ed eccitati, usavano le ultime forze per imbracciare armi e togliere le sicure alle granate.
-Non ci avrete vivi.

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