lunedì 27 aprile 2015

Romanzo criminale: La scelta di un uomo

Venticinque anni dopo la morte del 'Freddo', il pensiero di un uomo torna brevemente ai fatti dell'epoca.
Un uomo che ha trovato la sua realizzazione ultima nel modo più inatteso possibile.
Un racconto per immaginarsi il probabile futuro di uno dei protagonisti della bella serie tv, partendo da un episodio che mi ha colpito molto per un colpo di scena 'ispirato' e inatteso.



Il palazzo è molto antico ed è proprio nel centro di Roma.
Fuori è ben tenuto, ma senza esagerare... Mantiene costantemente un aspetto in bilico fra l’abbandono ed una prossima riqualificazione.
E’ sfuggente, sai che c’é ma non sai il perché.
Il grande portone non aiuta: sul citofono spazi vuoti e scritte cancellate.
E’ casa mia da venticinque anni.

Ogni mattina mi presento alle otto, l’interno mi accoglie con una grande e meravigliosa coorte, un salto nella Roma papalina.
Il mio ufficio è al secondo piano. Non incontro mai nessuno ma so bene di non esser solo.
Riesco ancora ad ignorare l’ascensore ed a farmi le scale... lo so, un uomo della mia età
dovrebbe già essere in pensione, ma nel mio lavoro si trova riposo soltanto quando arriva la morte o, molto peggio, la demenza. Neppure la malattia può essere un ostacolo.
C’é pure la possibilità di finire... ‘parcheggiati’, come dicevano i coatti delle bande, ma uno al mio livello deve averla fatta proprio molto, molto grossa.
Ormai sopra di me sono in pochi, e quei pochi hanno tutto da perdere mettendomisi contro: anche uccidermi non li salverebbe.

Come non ricordarseli... Il Freddo, il Dandi, il Libanese...
Per pochi attimi credettero di toccare il vertice del potere, non senza bruciare se stessi e tutti quelli che avevano intorno.

I nuovi Re di Roma...

Niente idealismo, casomai folklore.
Genio... ben poco, forza bruta.
Un’inconsapevolezza degli inevitabili sviluppi delle loro azioni che, ancor oggi, è difficile dire fosse incoscienza o fatale rassegnazione.
L’illusione del libero arbitrio, mentre agivano costantemente su scacchiere già preparate.

Per chi c’era prima di me doveva essere più facile, anche se può sembrarvi strano.
In fondo il Mondo era diviso in due, si sapeva bene chi fossero gli ‘altri’ da combattere.
Lo immagino, lo immagino... ancora oggi avreste da lamentarvi dei nostri metodi, vi strappereste le vesti chiedendo giustizia e gridereste allo scandalo.
Vi capisco molto bene: in un paese democratico pensate che non dovremmo esistere, ne essere mai esistiti.

Ero il primo a pensarlo.
Ho lottato in nome della giustizia, dell’autentica giustizia uguale per tutti.
Ho lottato per la trasparenza, ho lottato contro i poteri nell’ombra.
Ho sempre perso.

Cosa cercavo ? Di fare il mio lavoro.
Ho rifiutato bustarelle, affiliazioni ed altri compromessi utili ‘per fare carriera’.
Ho rifiutato le strade facili.
Infine, sconfitto, ho preferito l’oblio di un incarico insignificante.

Mi stupivo che il Potere si fosse accontentato di questo... tornando a casa, tutte le sere, mi ritrovavo spesso a guardarmi alle spalle.
L’aspettavo, sapete ? Me lo ero immaginato tante volte.
Aspettavo un’auto che frenasse bruscamente a pochi metri da me, oppure che una moto mi sfiorasse in velocità.
Fantasticavo se il colpo, quel colpo, sarebbe partito da una Beretta, da una Skorpion o da una P-38...
Non avevo paura, speravo soltanto che avessero buona mira: in ospedale c’ero già stato fin troppo.

Quel che non immaginavo, che non potevo immaginare, fu invece l’offerta.

Il Potere mi aveva notato, mi aveva seguito per anni e, in qualche modo, gli ero piaciuto.

Rifiutai... certo che rifiutai !
Uscii da quell’inatteso colloquio con un senso di nausea, con un’impotenza mai sperimentata prima.
Pensai che erano davvero senza vergogna, impuniti ed impunibili.
Poi pensai che... forse... era una mossa dettata dalla paura, forse stavolta avevano il terrore potessi vincere: il ‘Freddo’ era alla mia portata, l’avrei convinto, avrei aperto i tombini e mostrato a tutti il marcio.

Ma loro erano molto più intelligenti di quanto credessi. Loro mi avevano compreso a fondo, ben più di quanto mi fossi capito io.

Quando tornai da quell’uomo enigmatico, quello ‘Stranamore’ nascosto nell’ombra, venni accolto con un sorriso.
Mi piacque quel sorriso: era vero.
Non aveva secondi fini, non voleva sconfiggermi ancora, anzi... Voleva darmi tutto quello che, senza saperlo, sognavo da sempre.

Lui sapeva che non mi interessavano i soldi e la bella vita, ma sapeva anche che la mia coscienza ideologica, il mio idealismo, il desiderio di dare e ricevere amore avevano comunque un prezzo.

Avevano quel che volevo.
Sapevano la verità.
Ed io volevo sapere la verità, su tutto.

Sono venticinque anni che siedo a questa scrivania; a vederla non colpisce la fantasia, è sobria e funzionale, senza concessione alcuna all’apparenza.
Eppure farebbe la gioia di una casa d’aste britannica.

Sono venticinque anni che lavoro nell’ombra, muovendo cose e persone a mio piacimento.
Promuovo e rimuovo, nascondo e svelo, creo e disfaccio come e quando serve.
A volte magari... facendo parcheggiare qualcuno.
Nessuno mi da del ‘tu’.

In passato, ogni tanto, mi interessavo al destino di chi, volente o nolente, aveva fatto parte della mia vecchia vita.
Da anni non mi faccio più portare foto di Patrizia: non ho sopportato vederla invecchiare, perdere la sua bellezza ed il suo fascino... Perché il fascino di Patrizia era la bellezza, non ricordo di aver trovato molto oltre questo.
L’amore è una delle prime emozioni da eliminare, è solo d’ingombro.

Ora so.
So chi ha messo la bomba e perché.
Quale bomba ? Beh, tutte.
So perché è morto quel banchiere.
So perché quell’aereo è caduto.
So quando e dove arresteranno il prossimo capo Mafia.
So... ed al contrario di Pasolini, ho pure le prove.

Beninteso... quel che rappresento lavora per il bene del Paese, più o meno.
Compresi velocemente che Voi siete in gran parte dei bambini, non potete maneggiare armi cariche: lasciate fare a noi. Noi sappiamo sempre cosa è meglio per il Sistema.
Perché siamo Noi il Sistema.

Mi paga lo Stato, ma non appaio in alcun registro.
Una volta ero commissario di Polizia.
Mi chiamavano commissario Scialoja.

Vi siete chiesti cosa mi è costato tutto questo ?


Ancora non mi hanno chiesto niente.
Ma... no, non vorranno la mia Anima.
L’ho già persa venticinque anni fa.

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